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Teatro Un progetto teatrale
I caratteri innovativi del
progetto, a livello formale, sono:
Il Gruppo Teatrale della Casa dei Popoli ha già realizzato diversi spettacoli teatrali e reading, e numerose sono le esperienze individuali dei singoli membri: registiche, attoriali, musicali, laboratoriali. Abbiamo discusso a lungo, e poi abbiamo attivato un laboratorio teatrale coordinato da Salvatore Marci, occhio esterno e demiurgo. Necessario e condizione sine qua non, il finanziamento ricevuto attraverso il patrocinio della Regione Puglia. Importante l'appoggio incondizionato di Onofrio Pappagallo, Presidente dell'Associazione Casa dei Popoli; molte le suggestioni provenienti dall'indiscussa esperienza registica e attoriale di Ninnì Vernola; costruttivi gli interventi di Mimmo de Ceglia, film-maker organizzatore del materiale video, decostruttivi quelli dell'architetto Rino De Pietro; imprescindibili i suggerimenti di ognuno di noi, singoli attori professionisti e non, tutti intenti nel lavoro di completatori dell'opera; necessarie le proposte dei testi di Alberto Altamura, essenziali le presenze dei corpi in scena e delle voci di Pasqua de Candia, Rosangela Zanna, Giulio Bufo, Camilla Petruzzella, Eleonora Adesso, Angela Colonna, Maria Filograsso. Di particolare importanza si è mostrata la collaborazione con la rivista Le passioni di sinistra, da tempo impegnata in un'azione rischiaratrice di temi e problemi globali connessi alle emergenze del mondo attuale, e in continuità con il percorso iniziato insieme alla Casa dei Popoli in occasione della manifestazione Un rosso straccio di speranza, dedicata nel 2005 alla commemorazione del trentennale della morte di Pasolini. Nel solco del dualismo tra la parola e l'immagine, dualismo mai risolto e capace di creare la giusta differenza di potenziale nel mezzo della quale si realizza la nozione di “processo” e il dinamismo mai concluso dell'“opera da farsi”, abbiamo tentato di realizzare questo spettacolo come lettori, spettatori o, come Pasolini avrebbe detto, “completatori dell'opera”. Per far questo ci siamo riferiti ad un soggetto mai realizzato dello stesso autore, proposto in sede laboratoriale da Alberto Altamura. Il soggetto è presente in Appunti per un poema sul Terzo Mondo ed è quello relativo alla Guerra dei Sei Giorni e alla questione arabo-israeliana. In particolare, tale soggetto ci è parso il più evocativo rispetto al dualismo tra parola e immagine, incarnato sulla scena dai due personaggi, Assi Dayan e Ahmed. Il primo, israeliano e colto, secondo quanto Pasolini ha scritto, parla, enumera le ragioni ineccepibili del sionismo e del nazionalismo israeliano; l'altro, Ahmed, “non parla, perché è un giovane analfabeta, innocente e inconsapevole”. Il primo rappresenta il mondo dominante e la preminenza della parola, delle sovrastrutture, della retorica nazionalista, della demagogia politica. Il secondo rappresenta i dominati e la preminenza del corpo e dei suoi bisogni primari, del linguaggio dell'azione e della vita. Il primo, Assi Dayan, predilige la lingua scritto-parlata; il secondo, Ahmed, quella dell'immediatezza dell'espressione gestuale che è, senza mediazioni concettuali, filosofiche, psicologiche, politiche, direttamente Cinema, Realtà. Ma, “le ragioni che parlando darà Dayan e le ragioni che in inconsapevole silenzio darà Ahmed, saranno equivalenti. Non ci potrà essere scelta tra le due”. Ecco ancora il “movimento che non procede”, il dinamismo della realtà di cui Pasolini era cosciente e che si poteva bloccare unicamente mediante la morte, la definizione linguistica insita nel montaggio e che noi, spettatori viviamo “nel mentre”, senza aspettarci un esito, senza dare risposte, rimanendo desti a porre le giuste domande, quelle del nostro autore e quelle nostre, in bilico per non morire, con la “passione delle viscere”, per restare in azione, per essere vivi.
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di Mimmo de Ceglia |