In memoria di Enzo Siciliano
 


Vedi anche: tutti gli aggiornamenti di "Pagine corsare" da ottobre 1998 
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"Pagine corsare"
La scomparsa di Enzo Siciliano

Addio allo scrittore dell’armonia
Celebri le sue pagine su Mozart ma anche quelle dedicate a Pasolini 
di Walter Mauro, Il Tempo, 10 giugno 2006

Giornalista e saggista, Enzo Siciliano, scomparso mentre era ancora in piena attività, lascia un’eredità che sembra ormai remota nel tempo per la forte dedizione, la passione e la generosità con cui svolgeva il proprio lavoro nello spazio del creativo, proprio e altrui, poiché molti scrittori contemporanei, primi fra i tanti Bassani, Moravia e Pasolini, debbono a lui, alle sue intuizioni critiche, la valorizzazione di qualità letterarie che Siciliano sapeva evidenziare con rilevante consapevolezza. Più volte parlando di lui, una scrittrice come Elsa Morante, ne esaltava la qualità della sfida e del confronto non soltanto nella ricerca che riguardava la scrittura e il linguaggio, ma anche in quell’universo delle armonie musicali che lo hanno reso interprete attento e conseguente del rapporto segreto e misterioso esistente fra il suono e il segno. 

In un testo, vincitore del Premio Strega nel 1998, dedicato ad un musicista per il quale provava una passione inesausta e profonda, Mozart, che aveva un titolo già di per sé suggestivo, «I bei momenti», lo scrittore scomparso sottolineava il mistero, l’enigma di una creatività che non tendeva a enunciare astratte verità, ma al contrario si realizzava attraverso un coro di voci che a loro volta mostravano la polifonia di un linguaggio che si faceva musica per poi recuperare appieno tutta l’inevitabile ansia, il bisogno di infinito e di immenso. Non minore attenzione, in quel memorabile romanzo/verità, Siciliano dedicava al difficile rapporto che il grande musicista ebbe con la moglie, Costanze Weber, più volte accusata di aver compiuto un sistematico lavoro di occultamento per «ripulire» la figura del marito. Da tutta la vicenda, Siciliano seppe trarre la tramatura di un romanzo che mai si abbandona alla cronaca dei fatti ma al contrario aggiunge invenzione all’invenzione che già di per sé la biografia del musicista esprimeva attraverso le note. Né vanno dimenticate le sue tenaci testimonianze su Pier Paolo Pasolini, sul dolore e il mistero ancora insoluto che ha avvolto la sua tragica morte: «Vita di Pasolini» del 1978 è un testo con il quale ancora oggi ci si deve confrontare, perché la figura drammatica di Pier Paolo assume configurazioni e contorni che soltanto una lunga e attiva frequentazione potevano porre in risalto. 

Nei risvolti che riguardavano poi l’azione narrativa dello scrittore-autore di romanzi c’è da sottolineare l’originalità spiccata di talune sue opere, «Rosa pazza e disperata» del 1973, «La notte matrigna» del 1975, «La principessa e l’antiquario» del 1980 che gli valse il riconoscimento del Premio Viareggio, fino a quell’ultimo testo «Il risveglio della bionda sirena» che ancora una volta, nel 2004 e perciò più a ridosso del nostro tempo, si presenta come una conferma di una militanza profonda e convinta nello spazio del creativo. 

Né va trascurato lo scrittore d’intervento, diciamo così, che sempre, in ogni occasione, ha saputo dar prova di grande versatilità come accadeva ai poligrafi di altri tempi e di altre stagioni, capaci di annotare non soltanto, ma di restituire attraverso la pagina scritta un universo di percezioni e di sensazioni che una prosa ricca e corposa sapeva bene evidenziare. 

L’ultima sua fatica fa fede di tutto questo: la mostra da lui curata, «Pasolini a Roma», che durò dall’ottobre del 2005 al gennaio di quest’anno, in cui non si accontentò di un’amorevole ricerca, paziente e partecipe, ma intese anche render viva al pubblico dei visitatori una presenza che nel bene e nel male ha segnato una dura e importante stagione storica del Novecento. 

 


Addio allo scrittore dell’armonia, di Walter Mauro
 

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