In memoria di Enzo Siciliano
 


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"Pagine corsare"
La scomparsa di Enzo Siciliano

Le vitali passioni di Enzo Siciliano
Emanuele Trevi, il manifesto 10 giugno 2006

Dopo tre anni di dura e debilitante malattia, afflitta dalla necessità della dialisi, la voglia di vivere e la curiosità umana e l'amore per il lavoro di Enzo Siciliano sembravano pochissimo fiaccati. Ha scritto letteralmente fino all'ultimo secondo, au bout du souffle, mentre l'emorragia che l'ha stroncato era già in agguato, facendo a tempo a consegnare un estremo pezzo su Haydn poche ore prima di andarsene per sempre. Non più tardi di due settimane fa, l'ultima volta che gli ho parlato, mi diceva di avere appena terminato e consegnato un suo nuovo romanzo. Della malattia, con il suo altalenare di rassicurazioni temporanee e nuovi timori, scriveva, fra tante altre cose, nel diario che pubblicava ogni tre mesi sulle prime pagine di «Nuovi Argomenti». Non si dilunga mai troppo, la sofferenza e l'incertezza lo rendono pudico, ma certe pagine di questo diario rappresentano un documento umano, oltre che letterario, di prima grandezza. 

Con la stessa apprensione con la quale leggevo il diario, negli ultimi anni ho controllato l'apparizione della sua rubrica di recensioni musicali sul supplemento del venerdì della «Repubblica». Nella sterminata produzione di articoli per giornali e riviste di Siciliano, queste recensioni di dischi rappresentano un vertice. La loro singolare efficacia deriva da una precisa, e molto saggia, scelta di campo: lo scrittore non si azzarda mai a gareggiare direttamente con la musica, si concentra sull'ascolto, ci racconta che cosa significa ascoltare la musica, ci insegna un'arte in cui il piacere e la capacità di attenzione lungi dall'elidersi si affinano l'uno con l'altra. 

Autobiografia letteraria è il titolo di una raccolta di saggi di Siciliano pubblicata nel 1970. Ma tutto ciò che ha scritto, dai romanzi più ambiziosi alla più stringata recensione, va considerato alla stregua di un ulteriore tassello della autobiografia che non ha mai smesso di scriversi, anche quando lo faceva quasi all'insaputa dell'autore. 

Di origini calabresi, cosentine per la precisione, Siciliano era nato a Roma nel 1934. Madre casalinga e padre guardia di finanza, era cresciuto nel quartiere umbertino le cui strade regolari sfociano nel vasto quadrilatero ombroso di piazza Indipendenza, a pochi passi dalla Stazione Termini. È lo scenario di Mia madre amava il mare, il libro autobiografico del 1994 dal quale prende avvio, a mio parere, l'ultima e maggiore stagione della carriera artistica di Siciliano. Carriera che ha inizio, negli anni '60 e dopo la fine degli studi di filosofia, con la pubblicazione di due libri, i Racconti ambigui del 1963 e i saggi di Prima della poesia del '65. 

In anni recentissimi, questi libri sono stati ristampati da piccoli e coraggiosi editori, segno di una vitalità che all'epoca in cui furono scritti poteva non sembrare evidente. Fu facile, in quel tempo di entusiasmi sperimentali e rinnovato gusto avanguardistico per la «scomunica», far pesare sull'atteggiamento di Siciliano, cresciuto all'ombra di Moravia e Bassani, il sospetto del conservatorismo. Estratti da quel clima di polemiche, questi libri iniziali si dimostrano, invece, come le basi di tutt'altro progetto, con coerenza perseguito nel corso degli anni. 

Più che nella letteratura in senso stretto, il grande modello del giovane scrittore andrà cercato nel tentativo di una poetica della realtà che Pasolini andò elaborando nei suoi primi film, da Accattone al Vangelo (nel quale Siciliano recita anche nella parte di un apostolo). Questa poetica (capace di bruciare rapidamente le premesse neorealistiche) ha le sue basi nell'insegnamento di Roberto Longhi, che Pasolini aveva già condotto a maturazione letteraria in certe sezioni delle Ceneri di Gramsci. La Vita di Pasolini, uscita nel 1978, rende lungamente conto di un debito umano e artistico destinato a rimanere il più importante nella vita di Siciliano. A parte, ci sono però anche gli esempi dei pittori più amati, a loro modo impegnati a dar forma alle manifestazioni del reale, come Piero Guccione e Mario Schifano. 

Se penso a Enzo Siciliano che scrive nel suo studio-salotto, subito mi viene in mente il grande Schifano che domina l'ambiente dalla parete più larga: un paesaggio italiano, vagamente appenninico, suddiviso in riquadri come un polittico del Quattrocento. Al momento di licenziare una sua Storia della letteratura italiana, nel 1986, è proprio all'esempio di Schifano che Siciliano si richiama avvertendo il lettore del suo metodo. Se i paesaggi di Schifano esprimono una possibilità nuova di guardare il mondo, attraverso un sentimento condiviso delle forme, la stessa vocazione deve sostenere la concezione di una storia letteraria nella quale la lingua svolge la funzione di un vero e proprio paesaggio simbolico. 

Il conto con queste questioni Siciliano lo avrebbe chiuso forse solo nel 2001, al momento di pubblicare la seconda edizione, in tre poderosi volumi dei «Meridiani» Mondadori, dell'antologia dei Racconti italiani del Novecento. È un'opera di importanza capitale, un vero bilancio dettagliato di un secolo di prosa italiana, concepito come un immenso affresco dell'Italia, paesaggio in divenire storico e divenire storico in forma di paesaggio. E accanto a questa antologia, possono degnamente figurare, simili per intento «enciclopedico», le annate di «Nuovi Argomenti», la rivista che Siciliano ha pilotato con inesorabile tenacia e dedizione festeggiandone, nel 2003, i cinquant'anni di vita. 

Sto cercando di tracciare delle linee attraverso il mare inesauribile della vitalità di Siciliano, sicuramente uno dei più infaticabili fra gli hommes de lettres contemporanei. Nemmeno le più gravose cariche pubbliche (come i diciotto mesi di presidenza della Rai) hanno mai avuto il potere di distoglierlo dalla passione centrale della sua vita: leggere e scrivere. Ma come se gli impegni pubblici, invece di complicare, fossero riusciti paradossalmente a rafforzare la sua vocazione fondamentale, Siciliano ci si buttava senza risparmio, come negli anni della direzione del Gabinetto Vieusseux (che gli valsero l'annessione di Firenze alla sua sua geografia sentimentale), e negli ultimi tempi - scelgo davvero un esempio tra mille - occupandosi del premio Viareggio già vedovo di Cesare Garboli. E se in questo breve e necessariamente affannato ricordo insisto sull'ultima stagione della sua vita, non è solo per l'ammirevole capacità di resistenza al male e all'idea della morte, ma per la qualità raggiunta da un'opera in perenne divenire e accrescimento. 

Nel 2002, era uscito il suo romanzo più ambizioso, Non entrare nel campo degli orfani, ampia resa dei conti in cui le memorie familiari e i più cupi fantasmi della storia italiana recente trovano un'ultima possibilità di rappresentazione ed elaborazione fantastica. Va aggiunto che uno dei libri in assoluto più intensi e riusciti di Siciliano, Il risveglio della bionda sirena, è uscito alla fine del 2004: è la storia di un amore coniugale, come avverte il sottotitolo, una storia vera basata sui documenti privati di due artisti, Mario Mafai e Antonietta Raphaël, sullo sfondo di una Roma, tutta avvolta nel colore rossiccio dei suoi vecchi intonaci, ormai lontana e impossibile come un sogno. 

Ancora una volta, Siciliano era riuscito a far convivere sulla pagina le ambizioni dell'arte e la prosa dei giorni che passano, il peso della storia e le difficili gioie di un'intimità domestica. E queste scene di un matrimonio, questa epica familiare esposta all'urto potente della vita, delle ambizioni, dei rimpianti, ma sommamente autentica proprio nella sua fragilità, avevano preso, pagina dopo pagina, il tono inconfondibile della confessione intima, del ritratto tanto più fedele quanto più è capace di nascondere tra le sue pieghe anche l'autoritratto. 
Oggi che il filo della sua autobiografia letteraria si è spezzato per sempre, possiamo riconoscere nell'opera di Siciliano, e soprattutto in questi ultimi libri, una lezione di stile e di comprensione della condizione umana che difficilmente potrà essere sostituita.

 


Le vitali passioni di Enzo Siciliano, di Emanuele Trevi
 

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