|
|
|
Simona Consoni P e t r o l i o . CAPITOLO II Dentro il Petrolio di Pasolini 2.1. Petrolio e la "Seconda critica" Quella che qui definiamo “Seconda critica” è certamente, rispetto a Petrolio, la critica per eccellenza. Questo perché riguarda in modo specifico quelle che sono state le reazioni in merito al contenuto vero e proprio del romanzo. Ci sorprenderà dunque accorgerci della sua limitatezza soprattutto nei confronti di quella “Prima critica” che riguardava il fatto in sé della pubblicazione.
Un’altra critica al contenuto del romanzo appare su “Il Corriere Mercantile” del 10 novembre 1992, nel quale si parla della qualità delle pagine “che quando esiste è lontana dai possibili approdi. Il libro è un abbozzo pieno di strappi e buchi. Ben poche pagine prossime a qualche compiutezza. Il compito spetta a un gigante mentre Pasolini del gigante aveva solo le intenzioni. Tutto Pasolini infatti si pone sotto il segno dell’incompiutezza, e qua e là, nei momenti più deboli, della velleità” (52). In realtà noi crediamo che per un autore e per le sue opere basarsi sul “fatto caratterizzante” dell’incompiutezza non sia affatto reato, ma la semplice volontà di esprimere sensazioni e visioni di vita attraverso un certo parametro, quello dell’”incompiuto”, dell’”appena iniziato”. Certo, se fosse stato scelto un altro canone, il più comune, il più logico, come la critica potrebbe obiettare, quello del romanzo lineare e facilmente fruibile, noi lettori non avremmo nulla da domandarci su Petrolio se non su problemi di stile o su scelte linguistiche più o meno idonee. Non avremmo nulla da chiederci nemmeno sulla personalità incostante, contraddittoria e indefinibile di Pier Paolo Pasolini, uno degli autori più creativi ed importanti del Novecento. Ad ogni modo quello dinanzi al quale ora noi ci troviamo è il suo “incompiuto per eccellenza”, e con quegli strappi e con quei buchi dobbiamo tentare di stabilire un rapporto, una dialettica, un dialogo che ci permetta di capire, con umiltà e senza alcun afflato di verità, se un romanzo così frammentario possa essere validamente considerato. Nessuno ha mai negato l’aspetto strutturale del testo, lo stesso Siciliano ha confermato: “Petrolio è certamente discutibile: se ha un fascino è quello dei manufatti non finiti. Non è discutibile però l’ardore visionario del suo autore, lo stile crepitante, tagliente, incendiato” (53).
Le difficoltà del romanzo dipendono in primis dallo stato in cui esso ci è pervenuto. Queste si raddoppiano inoltre, arricchendosi di stimoli, quando scopriamo gli intenti di Pasolini attraverso le dichiarazioni di poetica che costellano il testo. Non è di suo interesse il romanzo a schidionata e nemmeno più il romanzo realistico degli anni Cinquanta che sistema fatti e personaggi in un percorso rettilineo, ma un procedimento definito già precedentemente a “brulichio”, una germinazione spontanea sulla quale l’autore interviene attraverso un atteggiamento di critico e di lettore stesso. “Lo tentano gli andirivieni, i piazzamenti continui, le cadute e le riprese tematiche, la discussione di un lavoro che trova l’unità nel suo farsi, nei risentimenti di un io spavaldo e insieme turbato” (55).
Le polemiche che hanno investito Petrolio sono la dura e scottante prova che l’autore in questione fosse ancora indigesto alla cultura italiana. Indigeste furono anche le pagine di cruda sessualità contenute nel romanzo. Ma nessuno avrebbe mai potuto immaginare che una persistente mentalità ipocrita sopravvivesse e riuscisse a prendere il sopravvento anche negli ambienti colti ed intellettuali. Tutto ciò che di artistico vi è in Petrolio venne al limite “tollerato”, come se si trattasse delle solite immagini della televisione o delle foto scabrose sui settimanali di poco conto. “Questo è uno scandalo montato da alcuni giornali, mi dispiace soltanto per gli eventuali lettori pornografi che, abbagliati da Ajello, si precipiteranno su pagine di alta e altissima levatura artistica, corredate da una redazione filologica addirittura preziosa. Ne riceveranno il massimo della delusione. Si prospettano tempi duri per i patiti della pornografia….” (57). Oltre
al tema della sessualità, che è trattato lungamente in Petrolio,
ve ne sono altri che hanno evidentemente causato indignazione, scalpore.
Probabilmente si trattava della paura, da parte della società intera,
di essere smascherata.
Le
opinioni in merito al contenuto del romanzo e al sistema di lettura da
affrontare furono le più svariate. Alludendo alle anticipazioni
di alcuni passi del romanzo fatte dall’”Espresso”, su “Panorama” del 5
novembre 1992, la scrittrice Lalla Romano si espresse così: “È
stato fatto davvero un cattivo servizio al libro di Pasolini, penso proprio
che non lo leggerò”. Sempre sullo stesso settimanale altri espressero
le proprie opinioni in merito: Franco Fortini, autore di una lunghissima
recensione per “Il Sole 24 Ore” disse: “La parte importante di Petrolio
è l’ultima. Nelle ultime novanta pagine si scorge il senso del libro.
Un testo come questo esige, ancora più di altri, data la sua incompiutezza,
di essere letto seriamente e tutto”. Dario Bellezza giudicò con
seria preoccupazione l’enfasi che venne data all’episodio più scabroso
del libro, l’Appunto 55, “Il Pratone della Casilina” e affermò:
“Diventa sempre più problematico difenderlo da quanti sono pronti
a lapidarlo. Per questo penso sarebbe stato meglio pubblicarlo all’estero
dove il libro avrebbe avuto un’accoglienza meno viscerale” (61).
Questa è una delle tante poesie civili di Pier Paolo Pasolini contenuta nelle Ceneri di Gramsci. Era stata composta per sostenere l’utopia del sottoproletariato salvatore del mondo, mentre Petrolio e gli Scritti corsari furono pensati e creati per denunciare duramente la società consumistica e l’edonismo di massa. Lui solo contro tutti. Di qui l’inclinazione a privilegiare il parlare della vita pubblica, soprattutto borghese, rispetto all’esperienza interiore.“Spande una mortale pace,
“C’è una struttura - ha detto Roncaglia - cui però Pasolini si è attenuto poco. Vi si trovano anche cose che sorprendono… credo comunque che il lettore debba accettare l’impossibilità di dare un senso definitivo al contenuto del libro” (65). Noi siamo portati a credere che per un autore così complesso, per un intellettuale così profondo, vitale e al contempo stesso volutamente contraddittorio quale fu Pier Paolo Pasolini, nulla possa essere realmente definitivo o affermato una volta per tutte. Siamo però pervasi dall’idea che un senso, sebbene latente o magmatico, possa essere trovato anche in Petrolio. Non sarà nostro interesse decifrarlo a tutti i costi, ma scorgerlo soltanto, per poter cogliere l’attimo, la tensione kantiana tra il frammento, il particolare e l’universale, la sensucht, che Schlegel interpretava come anelito dell’infinito. La frammentarietà del simbolo non preclude l’organizzazione. Il nostro corpo vivente e frammentario è interamente organizzato e in tal modo impedisce che la frammentarietà diventi confusione. Non sarà certo definitivo, ma un senso ci sarà. Noi lettori, umilmente e pur coscienti degli scarsi mezzi a nostra disposizione, accettiamo la sfida e ci immergiamo nella tenebrosa storia che fa parte di Petrolio. |
|
di Simona Consoni Per qualsiasi comunicazione, richiesta o informazione, si prega di prendere contatto con l’ Autrice © 2006 - Tutti i diritti riservati |