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Il teatro

"Pagine corsare"
Teatro

SCARTAFACCIO, LITURGIE PASOLINIANE
di GIUSEPPE LORIN e PIER PAOLO POGGI
atto unico in 14 stazioni
[Testo protetto S.I.A.E. © 2007]
pagina 2 di 2

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L’opera teatrale è stata presentata da "Arts Village " diretta da Enrico Mallegni
con Il patrocinio dell'assessorato alle politiche culturali del Comune di Roma.

Festival Pier Paolo Pasolini - dal 5 al 13 luglio 2007
a Soriano del Cimino (Viterbo)
in collaborazione con l'Università della Tuscia
mercoledì 11 luglio 2007, ore 21, Castello Orsini - Cortile della Cortigiana
TEATRO SCARTAFACCIO, Liturgie pasoliniane, regia Giuseppe Lorin

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VEDI IL PROGRAMMA COMPLETO DEL FESTIVAL PIER PAOLO PASOLINI
E DELL'ESTATE SORIANESE (giugno-settembre 2007)

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PERSONAGGI e INTERPRETI

Pier Paolo Pasolini, FEDERICO FRIGNANI
Susanna Colussi, TIZIANA BERGAMASCHI
Markus, PAOLO LORIMER
Don Nicola, NICOLA GAROFALO
Ragazzo di vita, MATTEO PASQUINELLI
Ragazza di vita, CATERINA RINALDI
La famiglia: MASSIMO QUATTRUCCI, il marito
   CATERINA RINALDI , la moglie
   MATTEO PASQUINELLI, il figlio

SAX  TENORE,  MARIO BIONDI

Il mimo, il giullare, il clown bianco, LUIGI PUCA
con le maschere create dal maestro GIANCARLO SANTELLI di Mentana
e la partecipazione straordinaria di "er pecetto", SILVIO PARRELLO, l'ultimo testimone vivente dell'opera Ragazzi di vita di Pier Paolo Pasolini
 

REGIA
Giuseppe Lorin

Induzione di ancoraggi percettivi, FILIPPO TUZIO
Scelta iconografica, IVANA D'AGOSTINO
Progetto estetico e costumi, ADRIANA RUVOLO SCHIPA
Progetto sonoro e luci, FILIPPO TUZIO 
Ufficio stampa, “PIRPLOR” (3392912352/3483720923 - 065349207)

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"ARTS VILLAGE" ringrazia i seguenti sponsor che con il loro contributo hanno permesso la realizzazione dello spettacolo: LOCANDA DEL SENATO S.A.S. / INASSITALIA AGF / ALBERTO BRIGHENTI S.r.L. /
GIOVANNI ai BOZZI / S.T.I.L. SERVICE S.r.L. di Dario Vivian / 
AMARELLI, fabbrica di liquirizia s.a.s. dal 1731
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SCARTAFACCIO, Liturgie pasoliniane
di GIUSEPPE LORIN e PIER PAOLO POGGI
atto unico in 14 stazioni

I STAZIONE:
- È CONDANNATO A MORTE DALLA POLITICA DELL'EPOCA

DON NICOLA, MARKUS

Penombra con luce bianca e ghiaccia, odore di incenso che si sprigiona da un incensiere che volteggia sulla testa degli spettatori come all'inaugurazione dell'anno liturgico nella cattedrale dedicata  a San Jago de Compostela, San Giacomo - Jacobus - da Campostela nella città spagnola di Santiago, in Galizia.

Cori gregoriani e, al centro della scena,  una panca.

Sulla sx del palco c'è don Nicola, scarpe da ginnastica quasi consunte, jeans, camicia nera e in contrasto, il clergyman, bianco naturalmente.

Ha una stola color vinaccia da confessione e un breviario che ogni tanto, consulta.

Don Nicola arresta  l'oscillazione dell'incensiere.

Si intuisce che sta attendendo qualcuno.

Poco dopo dalla dx del palco entra un uomo, Markus, a testa bassa, è in completo azzurro scuro, camicia bianca e cravatta in tono.

Appena si vedono, si vanno incontro. 

Don Nicola gli tende la mano sorridendo…

Markus è indeciso ma si avvicina;
poi, con le mani, stringe  la sua testa  in segno di disperazione…

Don Nicola lo consola mano sulla spalla.

Buio e subito dopo:

a crescere luce bianca e ghiaccia. 

Alcune note di canto gregoriano rimaste in sottofondo sfumano, si avverte ancora l'odore di incenso che si sprigiona dall'incensiere ormai bloccato.

DON NICOLA: (Pacato) bentornato amico mio… scusami… abbiamo terminato giusto ora l'inaugurazione dell'anno liturgico del nostro santo patrono… San Jago de Compostela. Noi, monaci benedettini rispettiamo la tradizione e onoriamo l'antica leggenda del congiungimento delle anime dei morti ai raggi del sole per attraversare… l'oceano. (Poi, quasi assente)… qui giace Jacobus, figlio di Zebedeo e Salomè…

MARKUS: (Perso)… mah!…

DON NICOLA: Non dire nulla, è già molto che tu sia qui, ora.
È strano: (Pausa) rivederti mi genera… un senso di sgomento …e di gioia: sgomento perché sei così diverso da me… e gioia perché in fondo siamo anche simili, io e te. Mio caro (lo abbraccia)… tu sei il benvenuto ed io… ti aiuterò...

MARKUS: …Nicola, scusa il mio imbarazzo... mah...

DON NICOLA:  Non preoccuparti questo è il luogo più sicuro del mondo. Le pareti come vedi, sono di roccia!

MARKUS: Grazie. Sai, ho dimenticato ogni vecchia incomprensione. Spero solo che il tuo impegno religioso, perdoni anche le mie leggerezze.
Mi sto allontanando dalla mia famiglia, da mio figlio… mi sembra di non amarli più. O forse, sono loro che non mi amano, più.
… Nicola, ti prego, ho sbagliato… aiutami. Non negarmi l’assoluzione, metti fine ti prego, a questi  maledetti istinti che mi tormentano.

DON NICOLA: Markus, tu stai parlando di cose passate, di istinti assopiti… Io non ricordo ciò che è degno d'essere scordato. La tua giovane immagine bella di un tempo, si è trasformata certo… ma i tuoi  occhi specchiano ancora la luce del sole. Abbi fede.

MARKUS: Amico mio, una sola tua parola vale più del bacio della persona che si ama. Il tempo… il tempo è passato, ma quei miei sentimenti sono tornati più prepotenti di prima, ed io mi sto distruggendo…

DON NICOLA: Non in questo modo. Devi badare alla tua condotta. Saresti più forte e più sicuro di te stesso se avessi il coraggio di parlare onestamente… a tua moglie, a tuo figlio!

MARKUS: Non ora! Non sono pronto, non me la sento! Sii indulgente. La mia coscienza non è tranquilla. Ti sto chiedendo un'assoluzione per continuare a vivere accanto alla mia donna…

DON NICOLA: Che cosa intendi dire?

MARKUS: Ti sto chiedendo un aiuto fraterno… di comprensione. I vincoli familiari mi stanno soffocando e mettono a dura prova il nostro rapporto.

DON NICOLA: Sei sempre stato un cavallo brado… correvi libero per la tua strada d'artista, ma poi ti sei lasciato imbrigliare. Il meglio è nemico del bene. Non ti lascerò al tuo destino...

MARKUS: L'altra sera, mentre portavo in villa il cane, un giovane con un sol sguardo fisso, ha risvegliato quei turbamenti…

DON NICOLA: Mio Dio, cosa sarà mai successo!? E' stato solo uno sguardo!
Ma poi…non vi siete incontrati di nuovo, vero!?

MARKUS: L'ho rivisto invece,… era con la ragazza.
Si baciavano... ed io… avrei voluto baciare… le sue labbra… di lui intendo.

DON NICOLA: No! No! Per l’amor del cielo, no! (accenna ad una benedizione)
Ma… abiti ancora a Monteverde!?

MARKUS: Certo. È un quartiere affascinante… (abbozza un sorriso) ci crescono perfino… i fiori del male! Sai, adesso l’unico respiro che trovo è nelle letture di Pasolini, danno sfogo alla mia anima,… ossigeno alla mia esistenza.

DON NICOLA: Sono quei corpi senza anima… nelle tenebre, descritti in ragazzi di vita e in una vita violenta, e tutti quei corpi… giovani, scolpiti… che ti turbano? 
Tu ora stai lottando con i tuoi istinti, ti danno fastidio lo vedo, lo avverto, è palpabile come la tua esistenza… Ma non vuoi proprio reagire? 
Se rispondi che il reagire avrebbe potuto procurarti qualche rimorso, tu saresti stato violabile, soggetto a corruzione. 
Se rispondi che non poteva assolutamente danneggiarti, mancava ogni ragione di lotta, di una tal lotta, per la quale una parte di te stesso si amalgamava, si fondeva, diventava un tutt'uno con quei personaggi, con esseri non creati da te, non voluti da te, e ne sarebbe risultato corrotto e mutato in peggio il tuo essere, tanto che dalla gioia saresti passato alla infelicità, bisognoso di un aiuto per la tua liberazione e purificazione: e questa sarebbe stata l'anima che la tua parola doveva sottrarre alla servitù; pura alla contaminazione, integra alla corruzione: ma essa pure corruttibile, sarebbe stata la tua anima, la tua… essenza. 
Perciò se ti identifichi nello scrittore e nei suoi personaggi… e affermi che tu, qualunque cosa tu sia, cioè la tua essenza per la quale esisti… sei incorruttibile; beh, se qualcuno dice che sei corruttibile, già questa affermazione è per se stessa falsa, sacrilega nella sua prima enunciazione. È come se ti avessero… condannato a morte, una morte psicologica che è più tragica di una morte fisica. 
Questo argomento basta per rimuovere quell'orrenda bestemmia che coloro che ti criticano e giudicano pensano, e vanno dicendo di te... Ma sappi pure, fratello mio, che lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non rischia sulla propria pelle, chi non parla a chi non conosce. Muore lentamente dentro, chi evita una passione, chi preferisce il nero al bianco piuttosto che un insieme di emozioni proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti… Non voler morire, fratello mio.

BUIO.
 

II STAZIONE: 
- È  CARICATO DELLA CROCE E VIENE MESSO AL LUDIBRIO DELLA GENTE

RAGAZZO di VITA, RAGAZZA di VITA (come Anna Magnani in Mamma Roma), MARKUS

Luce diffusa sul palco, con sfumature arancio-rosate-azzurre.
La scena è in dialetto romano.
Una ragazza e un ragazzo stanno litigando…
…  poi sopraggiunge Markus.

RAGAZZO: (Tenendo, all'inizio, per la camicetta la ragazza) tu, a da stà co me! Li devi da lascià perde sti mocciosetti… devi da fa quello che te dico io! Te lo voi mette in testa!

RAGAZZA: (Dimenandosi e poi, col muso) ma si nun te la pianti… vedi dove te lo metto! 

Si libera.

RAGAZZO: (Andandole dietro e sempre più infuriato)…a matta! Ma te la voi piantà?

Arriva Markus e si frappone tra i due:  prende  per  un braccio la ragazza.

RAGAZZA: (A Markus)… aòh, mo te ce metti pure te in mezzo? (Liberando il suo braccio)… e lassame perde, impiccete de le cornaccia tue! Che me le so sbrigà da sola le cose mie… 

MARKUS: Ma che ti succede… 
Perché?

RAGAZZA: Mo sé messo in testa che nun devo da vedè l'amichi mia… m'ha sequestrata! Ho da esse la sua bajadera!

RAGAZZO: A dottò, questa è matta… ne dice de cazzate… (poi rivolto alla ragazza)… dimme un po', a bella! Ma te puzza avé quarche sordo de più in saccoccia? E allora statte bona, viè co' me! Co' quello che te do te faccio ride pe' na settimana.

RAGAZZA: Ma dove me voi portà?

RAGAZZO: Te porto da Frustone.

RAGAZZA: Fino a Fiumicino?

RAGAZZO: E mica è in America!

RAGAZZA: Ma che me fai fa da Frustone?

RAGAZZO: E annamo! Co la moto ce mettemo dieci minuti!

Markus osserva il ragazzotto con interesse.

La ragazza si sta allontanando masticando una gomma che si è messa in bocca dopo la litigata e, allontanandosi, si sistema la gonna e si tira su il seno. 

RAGAZZO: (Il ragazzo sorpreso che  Markus lo sta guardando) a dottò, che jè dicevo, questa è matta! Nun je piaceno li sordi!… (ora è il ragazzo che osserva l'uomo, poi all'improvviso)… ma tu… quanto me dai?

MARKUS: Mah… (preso in contropiede e deglutendo)… ma che sai fare?

RAGAZZO: Tutto… tutto quello che te piace!

MARKUS: Ma… dove? Io non ospito.

RAGAZZO: Sei sposato?

MARKUS: Si…

RAGAZZO: In maghina… ce l’avrai na maghina!?

Markus resta allibito dalla sfrontatezza cinica di quel ragazzo.

BUIO.

Palco vuoto, buio, attraversato solo da luce azzurrognola di taglio.

(QUESTA POESIA SARÀ LETTA DALL'ATTORE CHE INTERPRETA Pier Paolo seduto sul bordo centrale  del proscenio: poesia che denuncia la sua omosessualità).

È difficile dire con parole di figlio
ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.
Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre, prima d'ogni altro amore.
Per questo devo dirti ciò ch'è orrendo conoscere:
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.
Sei insostituibile. Per questo è dannata
alla solitudine la vita che mi hai data.
E non voglio esser solo. Ho un'infinita fame
d'amore, dell'amore di corpi senza anima.
Perché l'anima è in te, sei tu, ma tu
sei mia madre e il tuo amore, è la mia schiavitù:
ho passato l'infanzia schiavo di questo senso
alto, irrimediabile, di un impegno immenso.
Era l'unico modo per sentire la vita,
l'unica tinta, l'unica forma: ora è finita.
Sopravviviamo: ed è la confusione
di una vita rinata fuori dalla ragione.
Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…


Un I GONG chiude la scena e introduce la III stazione.

BUIO.
 

III STAZIONE:
- CADE LA PRIMA VOLTA

Pier Paolo Pasolini viene condannato per lo scandalo dell'uscita del libro Ragazzi di Vita, ha la prima caduta letteraria con il divieto di diffusione per offesa al pubblico senso del pudore.
La scena è dedicata a Markus e alla sua prima caduta degli istinti dopo il matrimonio, con tutti i suoi sensi di colpa.

MIMO, RAGAZZO di VITA, MARKUS

Un faretto con luce arancio-rossa inquadra il fondo palco dove è la chaise-longue.

Sdraiato si riconosce Markus che sta riposando e ogni tanto si muove nel sonno.

Le fantasie erotiche di Markus si concretizzano in sogni animati, dove i gesti mimici e la danza intorno al ragazzo di vita con jeans strappati e rigonfi, camicetta aperta e nudità adolescenziali, evidenziano la floridezza della vita.

Markus si identifica nel mimo fallicoforme, come i bronzetti pompeiani in onore a Priapo.

Il movimento crea confusioni esistenziali, tutta la scena è accompagnata da suoni antichi, da siringhe di Pan, da suoni vari di strumenti etnici. 

MARKUS nel sogno ha questa visione: è una visione di condanna; viene condannato da sua moglie. I personaggi seguenti sono gli incubi di Markus:

MARKUS, LA MOGLIE, IL BULLO/IL MARITO, IL RAGAZZO DI VITA/IL FIGLIO

Lo spot di luce arancione-rossastra, illumina la chaise-longue dove è sdraiato Markus; è vestito, si è solo assopito.

I tre personaggi, quasi come fantasmi, illuminati da una luce ghiaccia, e con tre veli chiari, leggeri, che dalla testa coprono il torso, gli parlano; sono i rimorsi della sua coscienza, i suoi incubi:

LA MOGLIE: (Con voce nuvola e prolungata) la mia bellezza è la mia cultura. Ti ho amato… perché hai il fascino dell'intellettuale. Ero consapevole che molte persone si sarebbero potute innamorare di te… (poi con riso isterico) ma sono gelosa, si, gelosa, gelosa di te!!! (Poi si acquieta) hai distrutto la mia esistenza… (poi urla)… mi fai schifo!  (Poi cambia voce e diventa l'amica, con voce aria vorticosa, ironicamente sorridente)…sono, uhm!… Faccio l'attrice, cioè vorrei fare l'attrice… ma anche la segretaria, la suggeritrice, la commessa, la spia, la viscida spia, si! Lo dirò… lo dirò a tua moglie! Cazzaro, ma che dico… sei un frocio!

(Esce correndo).

IL BULLO: (Con voce fuoco e scoppiettante, velato di sordida cattiveria) ma che cazzo volevi da me eh…. dimme… che cazzo volevi…
Vuoi che te lo sprango ner culo, vuoi che te lo rompo!?

(Esce correndo).

RAGAZZO di VITA: (Con voce terra, sasso, cupa) a dottò… allora?…
Lo volete o non lo volete… e annamo, che è pure grosso!

(Esce correndo).

BUIO.

Musica.

Ritorna la luce di prima e entra la famiglia borghese. Questi personaggi, in questa scena senza veli in testa, sono gli incubi di Markus, sono sue proiezioni psicologiche e le battute saranno recitate in sovrapposizione le une con le altre:

LA MOGLIE, IL MARITO, IL FIGLIO

IL MARITO: Amore mio, farfallina cara, perché sei sempre così chiusa, così depressa?  Non dirmi che ha a che fare con la mancata pubblicazione…

LA MOGLIE: (Come un'erinni) Che stai dicendo!? 
La tua “letteratura” ci fa solo fare la fame… e perdere tempo!
Ed io a lavarti le camicie… pulire la casa, cucinare, portare a spasso il cane … e allora potevi benissimo sposarti una donna di servizio… invece di sposare me. Ma la cosa che proprio non sopporto è quando fai le cose per compassione… 
Non ti vergogni? Eh, dì, non ti vergogni!? 
La verità e che questo figlio non ha padre, ed io non ho un marito!

IL MARITO: Ma mi spieghi se sto a casa, chi ti paga le bollette, le multe, il tuo shopping… gli studi di nostro figlio… Il mio lavoro ci fa campare tutti, capito?!
E lo vuoi capire che se non ho tempo per scrivere io soffoco, e se soffoco sono guai anche per te?!
Ma cosa ti credi che basta cancellare le poesie dal computer perché io me ne possa liberare!?… 
Se continui così mi ucciderai … e se mi ucciderai , ucciderai anche te stessa e nostro figlio, ricordatelo bene!

IL FIGLIO: Papà la moto si è rotta e questa sera devo uscire, mi hanno chiesto duecento euro per la moto, ma questa sera mi servono… 
Papà, mi dai un centino?

IL MARITO: (Ha un'espressione da interdetto)…

LA MOGLIE: Che ti sei sposato a fare se non puoi neanche sostenere queste spese! 
È normale amministrazione di una famiglia; il capofamiglia… lavora, lui lavora, eccome lavora!... (Poi aggressiva) non volevi una famiglia? Ora ce l'hai… e ora paghi caro mio!!!

IL MARITO: Non mi sono mai considerato un investimento… per nessuno… 
Mi avevi detto che mi amavi… e anch'io ti amavo!…
(Fra sé) … ti amerei ancora!

BUIO.

Queste battute, recitate in sovrapposizione, debbono creare confusione, caos.

Markus è sempre seduto sulla chaise-longue. 

Luce arancio-rossa solo sulla chaise-longue dove c'è Markus.

Di scatto, come in preda ad un orrendo incubo, si  stringe  la testa tra le mani…

MARKUS: (Con un urlo bestiale) bastaaaaa!!!

BUIO.
 

IV  STAZIONE: 
- INCONTRA LA MADRE

VENGONO PROIETTATE ALCUNE DIAPOSITIVE DEI QUADRI DI MAFAI E MORANDI

In un presupposto incontro immaginario Pier Paolo Pasolini incontra la madre per confessargli la sua omosessualità, dichiarandole il suo amore per lei.

PIER PAOLO, SUSANNA

Due spot a occhio di bue, circondano di luce azzurra i due personaggi, in piedi, uno a dx e l'altro a sx del palco.

I loro sguardi sono dritti in platea e mai si incontreranno.

Prima si accende uno spot, poi l'altro… quindi rimarranno accesi fino alla fine.

PIER PAOLO: Ho 25 anni… il mio aspetto continua ad essere quello di un adolescente... Se la mia eterna adolescenza è una malattia, è certo una malattia molto bella…
È difficile dire con parole di figlio
ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.

SUSANNA: Lui era il più piccolo, il mio Guido, era tutto per me.
Tu capisti l'amore che avevo per voi; non eri geloso vero?

PIER PAOLO: Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre, prima d'ogni altro amore.

SUSANNA: Il dolore, il mio dolore di madre non mi ha mai concesso un pensiero per vostro padre… che mi amava, lo so! Mi desiderava …come non mai. Figlio mio, figlio mio adorato, ti amo, stammi vicino.

PIER PAOLO: Ti devo dire ciò che è orrendo conoscere: 
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.

SUSANNA: E la notte in giro… come… come un gattaccio in cerca d'amore…

PIER PAOLO: Sei insostituibile. Per questo è dannata alla solitudine la vita che mi hai data.

SUSANNA: Nella tua stanza ho trovato uno scritto che parla di me:… (prende dalla tasca un foglietto e legge)… una luce, una luce di bene… è questa luce che mi redime il troppo amore nella disperazione….. 
Poi, ecco:…è una povera donna, mite, fine, che non ha quasi coraggio di essere, e se ne sta nell'ombra, come una bambina, coi suoi radi capelli, le sue vesti dimesse, ormai, e quasi povere, su quei sopravvissuti segreti che sanno, ancora, di violette … (alza lo sguardo davanti a sé)… È così che mi vedi, figlio mio?… (continua a leggere)… Con la sua forza, adoperata nei muti affanni di chi teme di non essere pari al dovere, e non si lamenta dei mai avuti compensi: una povera donna che sa amare soltanto, eroicamente. Ed essere madre è stato per lei, tutto ciò che si può dare. 
Piega minuziosamente il foglietto e lo ripone nella tasca.

PIER PAOLO: E non voglio esser solo. Ho un'infinita fame d'amore,
dell'amore di corpi senza anima.
Perché l'anima è in te, sei tu, ma tu… sei mia madre
e il tuo amore è la mia schiavitù.

SUSANNA: Di notte andavi verso il mare con Federico, andavi per l'oscura galleria dei viali della pineta di Torvajanica la notte, al confine della città, battuta dalle anime perdute, sporchi crocefissi senza spine…

PIER PAOLO: Ho passato l'infanzia schiavo di questo senso alto, irrimediabile, di un impegno immenso. Era l'unico modo per sentire la vita,
l'unica tinta, l'unica forma: ora è finita.

SUSANNA: Sto male… il dolore per tutto, mi annienta. Questa notte ho avuto un sogno: osservavi il tuo corpo… massacrato. L'osservavi, col sereno coraggio d'uno scienziato. Eppure, sembrava che provavi odio, e invece scrivevi dei versi pieni di puntuale amore. Ti amo figlio, figlio mio!

PIER PAOLO: Sopravviviamo: ed è la confusione, di una vita rinata fuori dalla ragione. Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…

BUIO.

IL CLOWN BIANCO

Spot di luci azzurre-ghiacce e psichedeliche. Fumi cinematografici.

Il clown  bianco con una maschera da commedia dell'arte, possibilmente la maschera bianca neutra, è solo con i suoi movimenti da guitto. In testa ha un cappello da saltimbanco ed è avvolto da un mantello bianco. In questo modo ricorda una crisalide che, allo schiudersi, avrà un'altra identità.

La sua danza ricorda un ballo medioevale.

L'azione mimica deve far intuire che da un unico corpo si dipana un'altra esistenza: è lo sdoppiamento di Pier Paolo con la madre… poi, a concludere, si fonde nell'anima della madre… e il clown bianco non avrà più né la maschera né il mantello bianco.

BUIO.
 

V  STAZIONE:
- IL CIRENEO PORTA LA CROCE, E  SI CARICA DELLA SUA CROCE

Markus si identifica con le problematiche di Pier Paolo Pasolini e si investe di quelle problematiche, si carica delle problematiche dell'esistenza di Pier Paolo in un processo di identificazione.

PIER PAOLO 

Alcune note di Mozart e poi Beethoven accompagneranno l'apparizione del giovane Pier Paolo Pasolini.

A palco buio, due spots azzurri, dall'alto e dal basso, illuminano:

Il giovane Pier Paolo è in piedi, dietro a lui c’ è la panca, ha una camicia bianca e una cravatta nera, con pantaloni anni '40 neri.

Prende, molto lentamente, dal taschino della camicia i suoi occhiali con montatura nera e l'inforca. 

Poi, si siede sulla panca.

BUIO.

MARKUS, PIER PAOLO 

Una luce arancio disegna in terra un sentiero.

Markus sta passeggiando da solo con un libro in mano, sta leggendo "Il glicine".

Questa poesia sarà letta a due voci con Pier Paolo, che apparirà sempre "avvolto" da una luce trascendente tendente al ghiaccio assoluto.

MARKUS: 

Eccolo, era morto?
Sui bastioni del Vascello - irreali
come irreale è quest'aria che non conosco da piccolo, 
o questa lingua di italici pagani
o servi di chierici - i bui
festoni dei glicini.
Il quartiere ricco
n'è pieno, dappertutto. Spiccano
viola
nel viola delle nuvole
e dei viali.
Assurdo miracolo, per un'anima
per cui contano, gli anni, 
che sono stati per lei
ogni volta immortali.
Questi che ora nascono,
sono i glicini morti,
non i loro figli barbarici
-dico "barbarici" se cupamente nuovo
è il loro essere, muto il loro monito…
Ma lo ripeto: non sono vergini alla vita,
sono dei calchi funerei,
che imitano la barbarie del dire
senza ancora possedere parola,
puro viola
sopra il verde…
La luce su Markus sfuma e dal centro scena appare, illuminato da luce azzurra…

PIER PAOLO:

…Io ero morto,
e intanto era aprile, 
e il glicine era qui,
a rifiorire…
La luce azzurra si fonde con la luce ghiaccia.

PIER PAOLO: 

…Com'è dolce questa tinta del cadavere
che copre i muraglioni di Villa Sciarra,
predestinato, prefigurato, alla
fine del tempo che si fa sempre più avido…
Buio su Pier Paolo e la luce arancio-rossa evidenzia…

MARKUS: 

Maledetti i miei sensi,
che sono, e sono stati, così abili,
ma non mai tanto, perché solo se recenti,
le antiche fioriture non li tentino!
Spot di luce ghiaccia azzurrognola su…

PIER PAOLO: 

Maledico i sensi di quei vivi,
per cui, un giorno, nei secoli tornerà aprile:
coi glicini, con questi chicchi lilla,
trepidi in carnali file,
quasi senza colore, quasi, direi, lividi…
e tanto dolci,
contro i loro muri d'argilla o travertino,
misteriosi come camomilla,
tanto amici per i cuori che nascono con loro.
Spot di luce arancio-rossa su…

MARKUS: 

Maledico quei cuori, che tanto amo,
perché ancora non sanno,
non solo la vita, ma neanche la nascita!
Ah, la vita solo vera, è ancora quella che sarà.
Glicine, lascia ai nascituri il tuo fascino!
BUIO.
 

VI  STAZIONE:
- VERONICA GLI ASCIUGA IL VOLTO

VENGONO PROIETTATE ALCUNE DIAPOSITIVE DEI QUADRI DI GUTTUSO E ROSAI

Chi meglio della madre Susanna può consolarlo, in un momento così tragico della famiglia Pasolini: la morte del fratello Guido…

SUSANNA

A palco buio, un controluce, spots azzurri, dall'alto e dal basso illuminano la madre del poeta, seduta ad un tavolino-scrittoio mentre è intenta a scrivere al figlio.

SUSANNA: (È intenta a scrivere a voce alta)… febbraio… dolcissimo Pier Paolo, ho ancora negli occhi il giorno che accompagnasti tuo fratello Guido alla stazione. Partiva come comunista, e nel libro scavato nascondeva la pistola di papà. 
Visse a lungo sui monti… che albeggiavano quasi paradisiaci nel tetro azzurrino del piano friulano: ed era pura luce. 
Dalla soffitta del casolare guardavo sempre perdutamente quei monti, già conscia del destino: ed era pura luce. 
Coi pochi contadini qui intorno, vivevo nell'attesa: ed era pura luce. 
Venne il giorno della morte… e della libertà, il mondo martoriato si riconobbe nuovo nella luce… 
La luce… è sempre uguale ad altra luce…

BUIO.
 

VII  STAZIONE:
- CADE LA SECONDA VOLTA

È il crollo, la caduta della sua esistenza, dei suoi valori.

PIER PAOLO 
VENGONO PROIETTATE ALCUNE DIAPOSITIVE DEI QUADRI DI SIRONI, ZIGAINA E DE PISIS

Un faretto con luce ghiaccio-azzurra, inquadra il fondo palco dove è la chaise-longue. 

Sdraiato si riconosce Pier Paolo nudo.

Di scatto, ansimando e sudato, come in preda ad un orrendo incubo, si mette seduto e si stringe la  testa tra le mani.

PIER PAOLO: (Angoscia disperata, urlata) No, no! Non ce la faccio più! 
Cosa conta la mia vita privata… miseri scheletri senza vita: né privata né pubblica, ricattatori, cosa conta!? Conteranno le mie tenerezze, sarò io, dopo la morte, in primavera, a vincere la scommessa, nella furia del mio amore per l'acqua santa al sole… Moravia mi consola sui loro piani: farmi morire per cancro da scandalo… non lo vorrebbero, perché io apparterrei infine, alla classe dirigente.

BUIO.
 

VIII  STAZIONE:
- INCONTRA LE PIE DONNE CHE LO CONSOLANO, GLI DIMOSTRANO LA LORO AMICIZIA, IL LORO AMORE

PIER PAOLO, MARKUS

PIER PAOLO: Non potevo amare… di quell'amore che trascende l'essere e riempie l'anima. Ma nel contempo ero affamato d'amore. 
Mi ricordo di quel ragazzo giordano, terrore di Israele, mentre ascoltava un antico ritornello cantato da un suo amichetto; come un cucciolo si stringeva a me, non provando altro, nel prato di confine, nel deserto giordano, nel mondo… che un misero sentimento d’amore.

MARKUS: Avrei potuto amarla… di quell'amore che trascende l'essere e riempie l'anima. Ma non sono per una vita monotona, non mi dà nulla… solo morte: morte dell'anima. 
Ho bisogno di spaziare, di volare alto… come le aquile, come i gabbiani, come i falchi… come un falco-gabbiano… ma quando sono lontano, ho bisogno del tuo amore… che non mi appartiene ormai più.

PIER PAOLO: Quando scrivo è per difendermi e lottare, compromettendomi, rinunciando a ogni antica mia dignità: appare così, indifeso quel mio cuore elegiaco di cui ho vergogna, e stanca e vitale riflette la mia lingua una fantasia di figlio, che non sarà mai padre…

MARKUS: Questo essere sbattuto fuori di casa, questo dover andar via… mi ha fatto perdere la compagnia di poeti dalle facce nude, aride, di divine capre… con le fronti dure dei padri padani, nelle cui magre file contano soltanto le pure relazioni di passione e pensiero… trascinato via… dalle nostre meschine vicende.

PIER PAOLO: Eppure a volte, mi sembra che nulla abbia la stupenda purezza di questo sentimento. Meglio la morte che rinunciarvi! 
Io devo difendere questa enormità di disperata tenerezza che, pari al mondo, ho avuto nascendo.

MARKUS: L'amore, i sentimenti d'amore… 
per una donna, per un uomo, per un essere qualsiasi… 
nella parola amore c'è la radice della parola amicizia…
a te…
dedico questi versi:

“Pier Paolo… che in forma di glicine
dalle mura di villa Sciarra
effondevi gli effluvi
dell'italica gente la cultura.
Sol pochi non appresero
il tuo insegnamento:
ti tagliarono e
ti strapparono le radici…
Ora vagoli nella notte
come ombra di un corpo
senza anima.”
BUIO.

II GONG

IL GIULLARE

Sul palco si compie un corteo funebre e surreale (la bara sembra precedere la sfilata ma non si vede): tutti i personaggi vi partecipano ad esclusione di Pier Paolo e Markus. Il giullare con in testa il cappello con i buboli, gira intorno ai personaggi del corteo che avranno i veli neri sulla testa, disegna degli otto col suo movimento,  ha toni e espressioni canzonatorie (e comiche) riguardo alla situazione. Ha in mano il bastone colorato, col teschio cappelluto con i campanelli. I tre personaggi sono preceduti da un suonatore di sax-tenore che accorda note dixy.

IL GIULLARE: Eccoci, signori eccoci! Piangete su piangete… o ridete se questo vi fa… piangere! Due son le mani, due son i piedi, ma come l'avete ridotto, né mani e né piedi ci sono… (risata sguaiata) Ahhhh, ahhhhh, ahhhhh, Uhhhahhhh, uhhhahhh, uhhhahhhhhh!… Io non son stato, ma tu sei stato. Se lo Stato è stato, io non son stato… (poi, con posizione giullaresca)… ma allora… chi è stato?… Una macchina ho portato a riparar, ma il mio nome (sospensione)… nessun lo sa…Uhahhh ah ah ah ahhhhhh! Ed ora, (con voce dimessa)… piangete… che a Casarsa dobbiamo andar…

La processione esce.

BUIO.
 

IX  STAZIONE:
- CADE PER LA TERZA VOLTA

PIER PAOLO, MARKUS

Due spot a occhio di bue, circondano di luce azzurra Pier Paolo e arancio-rossa Markus.

I due personaggi, in piedi, uno a dx e l'altro a sx del palco.

I loro sguardi sono dritti in platea e mai si incontreranno.

Questa battuta sarà letta dall'attore che interpreta Pier Paolo, seduto sul bordo di destra del palco:

PIER PAOLO: 

E io qui, con questa scheggia immateriale
in cuore, quest'involuta coscienza di me,
che si ridesta, a un attimo della stagione
che muta.
Insufficienza ormonica
in cui vaneggiano i sensi?
Indebolimento dei battiti del cuore,
o eccesso dei vitali atti dell'intelligenza?
Ah, certo qualcosa che va in rovina.
Questo fiore
è segno, nel mio intimo,
del regno della caducità 
- della religiosa caducità -
nient'altro.
La sua è una gioia dolorosa,
e, nel dolore di quel lilla quasi bianco,
a esaltare
è
la ragione del pianto.
(Spot di luce arancio-rossa su…)

MARKUS: 

Ma è ridicolo, non posso straziarmi qui
su questa pallida ombra
sia pure stracarica di spasimi, 
questa leggera onda lilla
che trapunge il muraglione rosso
con l'impudica ingenuità,
L'afasica festa degli eventi selvaggi!
Non posso: io che da anni prèdico
che tutto ciò non esiste,
ch'è atto di alienata volontà,
di cecità che non conosce altro rimedio
che morire nel cuore del mondo
avuto in dono nascendo,
di incosciente possesso della storia,
di coscienza solamente retorica…


La seguente battuta sarà letta dall'attore che interpreta Pier Paolo seduto sul bordo di destra, guardando il palco:
(Spot di luce su…)

PIER PAOLO: 

E ora, per un misero glicine
fiorito agli angoli di Monteverde,
son qui a ragionare di sconfitta…
BUIO.
 

X  STAZIONE:
- VIENE SPOGLIATO

Stessa illuminazione della scena precedente.

LA MOGLIE

La donna nell'appartamento, trova un foglietto piegato in terra; è uno scritto del marito, forse gli è caduto dalla tasca e non se ne è accorto.

LA MOGLIE: (Raccogliendo il foglietto) ma che cosa è?… (poi leggendolo)… hanno voluto mettere a nudo la mia realtà, i miei sogni… Dicono che in questo modo è possibile perdermi, farmi dimenticare! Ma chi è che mi perde?
Dio redivivo, la colpa felice?
Si, mi sento vittima, è vero,
ma vittima di cosa? D'una storia apocalittica,
non di questa storia. Mi contraddico.
Rendo ridicola una mia lunga passione
di verità e ragione.
Passione… si, perché c'è un cuore antico,
preesistente al pensiero:
e un corpo - o fiorente o ferito -
povera vita mai certa, davvero,
di resistere alla vita informe, dei nervi…
Ma che cazzo ha scritto questo… Ha dato di testa… (getta il foglio in terra)…

La donna esce di scena muovendo la testa in segno di disapprovazione.

Poi entra il figlio con il cellulare nella mano sx e nella dx un legnetto di liquirizia. Vedendo il foglio in terra, lo raccoglie:

IL FIGLIO: (a voce alta)… Ora non si getta più la carta nel sacco della mondezza, vero?… (mastica il legnetto di liquirizia Amarelli e poi legge il foglietto)… Hanno voluto mettere a nudo la mia realtà… (ironico sorride)… È quel cazzaro di mio padre… (mastica il legnetto di liquirizia Amarelli e poi fa il numero del cellulare del suo amico)... Ciao Daniel! Ma perché dicevi che ci aspettano in quattro se noi siamo due… No, ti dico no, non possooo no….mi dovresti venire a prendere… la moto è rotta, sfasciata, distrutta… certo che non glie l'ho detto come è ridotta… (mastica il legnetto di liquirizia Amarelli) … è che sto masticando un legnetto di liquirizia… No, quel cazzaro di mio padre non c'è; quello quando serve non c'è mai. Ha ragione mia madre, è meglio perderlo che acquistarlo quello! A che ora vieni? E no senti, s'è dimenticato di lasciarmi i soldi….. si, ok, ok li chiedo a lei, almeno quella sì che capisce! No, li compro io… Ma dai, e chi sono le altre due? Uhaw, non ci credo… tutte per noi? Una scatola può bastare?…. Ok, sensibili! Si dai, e poi al Blue Lagoon… Stasera cannoni! Ciao, t'aspetto… sbrigati! (ripone il cellulare in tasca e poi legge il foglietto)… Povera vita mai certa… (appallottola il foglietto nella mano)… Che cazzate!… (lo getta violentemente in terra e poi continua a masticare il legnetto di liquirizia Amarelli

BUIO.
 

XI  STAZIONE:
- È INCHIODATO SULLA CROCE

PIER PAOLO, MARKUS

Luce ghiaccia azzurrognola a spot su un ipotetico punto, come a illuminare l'assenza. 

Pier Paolo Pasolini, dichiarando la sua libertà di pensiero, di parola, di costumi firma la sua condanna a morte.

Questa battuta sarà letta dall'attore che interpreta Pier Paolo, seduto sul bordo sx del palco:

PIER PAOLO: L'amore, non represso, che mi invade, l'amore di mia madre, non dà posto a ipocrisia e viltà! Né ho ragione per essere diverso, non conosco il vostro Dio, io sono ateo: prigione solo del mio amore, per il resto… libero, in ogni mio giudizio, libero in ogni mia passione. Io sono un uomo libero! Candido cibo della libertà è il pianto: ebbene, piangerò. So che così dicendo firmo la mia condanna…
Borghesia… Ah, borghesia sì, vuol dire ipocrisia: ma anche odio. L'odio vuole la vittima, e la vittima è una. Penso con pace al mio scheletro, alla mia polvere, nei millenni: e con pena agli scheletri viventi dei borghesi che cercano il male - vero - il possesso, pretestuale, - il sesso - là dove la morte è più imparziale nel dissolvere.

Dissolvenza: la luce da azzurrognola passa al ghiaccio quindi all'arancione e poi al rosso per illuminare la presenza di:

MARKUS: Tu che brutale ritorni, non ringiovanito,
ma addirittura… rinato,
furia della natura, dolcissima,
mi stronchi
uomo già stroncato da una serie di miserabili giorni,
ti sporgi sopra i miei riaperti abissi,
profumi vergine sul mio eclissi,
antica sensualità, disgregata,
pietà spaurita, desiderio di morte…
Ho perduto le forze;
non so più il senso della razionalità;
decaduta si insabbia
-nella tua religiosa caducità-
la mia vita, disperata
che abbia
solo ferocia il mondo,
la mia anima… rabbia.

BUIO.
 

XII  STAZIONE:
- LA MORTE

Alcuni flash di agenzia sulla morte, o meglio, l'omicidio, di Pier Paolo Pasolini saranno pronunciati a più voci dagli attori che, vestiti di nero, si alternano.

Luce diffusa azzurrognola tipo tubo catodico televisivo.

VOCE MASCHILE - Massimo - : 2 novembre 1975, il poeta Pier Paolo Pasolini è morto in un tragico incidente all'idroscalo di Ostia…

VOCE FEMMINILE - Tiziana - : Nella notte tra il 1° e il 2 novembre, lo scrittore Pier Paolo Pasolini è stato ucciso da un ragazzo di vita…

VOCE MASCHILE - Massimo - : Il regista Pier Paolo Pasolini è stato ucciso da una banda di ragazzi di strada…

VOCE FEMMINILE - Tiziana - : Pier Paolo Pasolini, autore di "Ragazzi di Vita" è stato ucciso da un complotto politico…

VOCE MASCHILE - Massimo - : Pier Paolo Pasolini è stato ucciso. È accaduto stanotte a Ostia, a duecento metri dal mare. La scena del delitto è uno sterrato deserto su cui sorgono delle squallide casupole abusive, quasi baracche…

DON NICOLA: Non siamo noi che stabiliamo se un autore è immortale o è morto, è il pubblico. E il pubblico legge Pasolini, dunque Pasolini è vivo. Ho sentito, di Pasolini, una lettura che non dimenticherò mai. Sulla sua tomba, a Casarsa. Quando penso a un autore amato dopo morto, mi viene in mente quella lettura. Era il 2 novembre, Pasolini era morto da qualche anno. Vado a trovarlo, è sepolto qui, non lontano da casa mia. La sua tomba sta subito dopo il cancello del cimitero, a sinistra. Mi aggiro per il cimitero (così contadino, pieno di fiori e di ramarri) quando sento un vocìo segreto, un bisbiglìo: mi volto e vedo che davanti alla tomba di Pier Paolo è seduto su uno sgabello un ragazzo sui 25 anni, ha in mano un libro aperto… sta leggendo tutta intera la poesia di Pasolini "Supplica a mia madre" quella  in cui Pier Paolo esprime, con insospettata chiarezza, l'origine della sua omosessualità, che stava nel rapporto “sacro” col corpo della madre: il corpo della madre era intoccabile, e per conseguenza ogni corpo femminile. Lì Pier Paolo parlava per sé e per quelli come lui. Il ragazzo che leggeva, leggeva per sé e per quelli come lui. La “durata” di un autore dipende da questo: dalla capacità di quell'autore di “essere gli altri”. Volete sapere perché oggi, soprattutto oggi, ai giovani di vent'anni piace Pier Paolo? Perché scrivono le sue frasi nei diari, perché leggono i suoi libri? Perché i genitori non hanno tempo per loro, per spiegar loro niente della vita. E loro hanno bisogno di spiegazioni, di idee, di provocazioni. Trovano tutto questo nelle parole di Pier Paolo. Trovano la profondità del suo sguardo sulle cose, trovano la verità della vita. Chiedetelo, chiedetelo ai ragazzi…
 

XIII  STAZIONE:
- È DEPOSTO DALLA CROCE

MORAVIA: MARITO /  IL REGISTA / LA MOGLIE / SUSANNA:

Lettura da leggio di una parte della “ORAZIONE FUNEBRE” di Alberto Moravia a Pier Paolo Pasolini poi, l'altro attore va tra il pubblico per poi, alla fine dell'intreccio, tornare dietro le quinte.

Il mimo è affianco al leggio, a terra, chiuso su se stesso, decisamente triste  in uno stato di sconforto plausibile.

 MORAVIA: IL MARITO:
(da leggìo
Con la morte di Pasolini… abbiamo perduto anche il
“simile”. Cosa intendo per “simile”?
Intendo che lui ha fatto delle cose: si è allineato, nella
nostra cultura, accanto ai nostri maggiori scrittori, ai
nostri maggiori registi.
In questo era “simile”, cioè era un elemento prezioso
di qualsiasi società: qualsiasi società sarebbe stata
contenta di avere Pasolini tra le sue file.

MORAVIA: IL REGISTA:
(leggendo, va tra il pubblico)
Noi abbiamo perso prima di tutto un poeta. E di poeti non ce
ne sono tanti, nel mondo. Ne nascono soltanto tre o quattro
in un secolo… … lo stato deve difendere i poeti…
Quando sarà finito questo secolo, Pasolini sarà fra i
pochissimi che conteranno, come poeta.
Il poeta dovrebbe essere sacro.
Abbiamo perso, dunque, questo poeta, straordinario, che ha
creato una cosa nuova e straordinaria nell’Italia: ha
creato la poesia civile di sinistra.
Poi abbiamo perduto anche un romanziere. Il romanziere delle
borgate, il romanziere dei “ragazzi di vita”, della
“vita violenta”: un romanziere che aveva scritto due
romanzi, anch’essi esemplari, nei quali, accanto ad una
osservazione molto realistica, c’erano delle soluzioni
linguistiche, tra il dialetto e la lingua italiana, che
erano anch’esse estremamente nuove.
Poi abbiamo perso un regista, che tutti conoscono: ora,
questo regista, era anch’esso un regista straordinario,
geniale.

MORAVIA: LA MOGLIE:
(da leggìo
Pasolini, sulla lezione dei giapponesi, sulla lezione del
cinema migliore europeo, ha fatto una serie di film, alcuni
dei quali ispirati a quel suo realismo, che noi diciamo
“romantico”, un realismo arcaico, un realismo gentile e
al tempo stesso misterioso; altri ispirati al mito, ai miti:
al mito di Edipo, ad esempio; e poi ancora al grande suo
“mito”: il mito del sottoproletariato, il quale è
portatore, secondo Pasolini – e questo lo ha spiegato in
tutti i suoi film e in tutti i suoi romanzi – di una
umiltà che potrebbe riportare ad una palingenesi del
mondo.
Questo mito, Pasolini lo ha iniziato anche, ad esempio, nel
suo ultimo film, che si chiama “Il fiore delle mille e una
notte”: lì si vede come questo “schema” del
sottoproletariato, questo “schema” dell’umiltà dei
suoi poveri, Pasolini lo aveva esteso, in fondo, a tutto il
Terzo Mondo e alla cultura del Terzo Mondo.

MORAVIA: SUSANNA:
(da leggio)
Infine, abbiamo perduto un saggista. Vorrei dire due parole
particolari, su questo saggista: ora, “saggista” era,
anche quella, una nuova attività. A cosa corrispondeva
questa nuova attività? Corrispondeva al suo interesse
cinico e, quindi, a un altro aspetto di Pasolini. Cioè:
benché fosse uno scrittore con dei fermenti
“decadentistici”, benché fosse estremamente
“raffinato” e “manieristico”, tuttavia, aveva
un’attenzione per i problemi sociali del suo Paese, per lo
sviluppo di questo Paese.
Un’attenzione, diciamolo pure, “patriottica”, che
pochi hanno avuto.
Tutto questo, l’Italia l’ha perduto. Ha perduto un uomo
prezioso che era nel fiore degli anni.

MORAVIA: IL REGISTA:
(leggendo, ormai di spalle al palcoscenico, frontale al pubblico
Ora, io dico, questa immagine che mi perseguita, Pasolini
che fugge a piedi, inseguito da qualcosa che non ha volto
– e che è quello che lo ha ucciso – è un’immagine
“emblematica” di questo Paese.
Cioè, è un’immagine che deve spingerci a migliorare
questo Paese, come Pasolini stesso avrebbe voluto…
Alberto Moravia, dall’orazione funebre in morte del Poeta 

BUIO.
 

XIV  STAZIONE:
- VIENE SEPOLTO

MARKUS, SILVIO PARRELLO

Due spots a occhio di bue, circondano, avvolgono, di luce i due personaggi, in piedi, uno a dx e l'altro a sx del palco.

Luce azzurra su Silvio ; luce arancio rossa su Markus

I loro sguardi sono dritti in platea e mai si incontreranno.

Prima si accende uno spot, poi l'altro… quindi rimarranno accesi fino alla fine.

Il cambiamento di vita e l'impegno politico metteranno "forse" un equilibrio al turbamento di Markus, che teatralmente sarà reso da una simbolica "stretta di mano". 

MARKUS: Per essere felici basta desiderare con disperato ardore l'amore…e la verità?… E' solo la pazienza che porterà al raggiungimento di una splendida felicità.
Ti ho conosciuto, avevo quindici anni, era il 1975. Mi spiegasti cosa dovevo fare… il film, il tuo film… 
Da qualche parte, in qualche dimenticato scaffale della produzione all'EUR, ci saranno ancora forse, le mie foto. 
Non ero pronto… hai lasciato dentro di me quell'innamoramento alle tue opere ed è per questo che oggi…per non avermi offeso… ti stringo la mano …con gli occhi lucidi… E adesso ritrovo le tue mani, la tua voce, i tuoi occhi, le tue parole, le tue esitazioni… tutte cose che nessun testo scritto potrà mai restituire. 
E ho capito che solo l'amore può rendere conto di tutto questo. 
Presento al cospetto del pubblico, il tuo pubblico, l'ultimo testimone vivente della tua opera "Ragazzi di vita", Silvio Parrello, soprannominato da te "er pecetto", perché era il figlio del calzolaio che usava la pece e aveva il negozio a Monteverde, il quartiere che ti accolse. Er pecetto con toni da cantastorie siciliano, ha scritto dei versi per te… e per te, subito dopo, declamerà i tuoi… di versi… 

(pausa

La morte non è
nel non poter comunicare
ma nel non poter più essere compresi.
Spot di luce azzurro ghiaccia su:

SILVIO PARRELLO: 

"I piloni"
Andavamo giù ai piloni
noi ragazzi di vita
con Pier Paolo Pasolini
a farci una nuotata.
Passando dai grottoni
la ferrovia la scarpata
attraverso i capannoni
e gli orti di insalata.
Oggi lì, Viale Marconi;
quel tempo coltivata,
nella riva, tra i barconi
passavamo la giornata.
Si parlava di milioni
di una vita fortunata,
con le toppe ai pantaloni
nel pane la frittata.
Un mondo di illusioni
di gente emarginata.
Poveri accattoni
di quella Italia disastrata
dai lutti e distruzioni
per la guerra sopportata,
con le prime costruzioni,
che poi l'hanno trasformata.

“ Ragazzi di vita” 
Nessuno sa dei ragazzi di vita
che anima allegra e leggera avevano
essi erano cinici, troppo esperti, pronti a tutto
ma bastava una maglietta e un paio di scarpini
perché si scoprisse che anche il bullo tremava.
Roma non sarebbe così bella
se non ci fossero stati i ragazzi, come in tutte le città
meridionali e marittime, sono i ragazzi che danno tono,
precoci, sensuali, belli, aridi, maleducati e spiritosi.
Erano i padroni, dettavano legge con l'autorità della gioventù,
della bellezza e dell'incoscienza.

III GONG

Fine.

* * *

VEDI ANCHE:
La presentazione degli interpreti del lavoro teatrale
La locandina dello spettacolo

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Vedi anche: tutti gli aggiornamenti di "Pagine corsare" da ottobre 1998
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SCARTAFACCIO, LITURGIE PASOLINIANE, di GIUSEPPE LORIN e PIER PAOLO POGGI
atto unico in 14 stazioni

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