Pier Paolo
Pasolini
Il
teatro
Affabulazione
1977,
postumo
Affabulazione è forse il più noto tra i
drammi in versi di Pasolini. ripreso anche in epoca più
recente da Vittorio Gassman. Narra di un padre che, durante un
sogno angoscioso, si affaccia su un precipizio nel quale è
destinata a finire una famiglia vissuta fino a quel momento nella
tranquilla quiete di una stabilità borghese. L'"evento
imprevedibile", che caratterizzerà anche la stesura di
Teorema (qui l'evento sarà costituito dall'arrivo di un
"Ospite" inatteso), determinerà nei componenti la famiglia un
crollo morale, psicologico e sociale. In Affabulazione vi
è un rapporto particolare tra padre e figlio. Scrivendola -
dice Nico Naldini nel suo Pasolini, una vita -
Pasolini ha sentito mutare dentro di sé l'immagine dell'antica
rivalità col proprio padre e che tutta quella vita emozionale
ed erotica che faceva dipendere all'odio per lui, poteva essere
invece spiegata con l'amore, un amore che probabilmente deve
risalire ai miei due o tre anni…
Dal
prologo:
"Colui che vi parla è
l'ombra di Sofocle.
Sono qui
arbitrariamente destinato a inaugurare
un linguaggio troppo
difficile e troppo facile:
difficile per gli
spettatori di una società
in un pessimo momento
della sua storia,
facile per i pochi
lettori di poesia.
Ci dovrete fare
l'orecchio.
Basta. Quanto al
resto,
seguirete come potrete
le vicende un po' indecenti
di questa tragedia che
finisce ma non comincia -
fino al momento in cui
riapparirà la mia ombra.
A quel momento le cose
cambieranno;
e questi versi avranno
una loro grazia,
dovuta, stavolta, a
una certa loro oggettività".
Un industriale
lombardo, sommerso in un sogno semplice e terribile, che in qualche
modo sembra riportarlo bambino, prova un'inattesa e lacerante
attrazione per il figlio. Ma il figlio gli si sottrae, gli si
ribella. Il padre immagina di farsi vedere dal figlio mentre si
congiunge con la moglie-madre; si esibisce dinanzi a lui in un atto
di masturbazione; finalmente lo implora di mostrargli il suo sesso.
Il figlio inorridito lo ferisce e fugge a casa. Il padre lo
raggiunge, e dopo aver spiato un incontro d'amore con una ragazza,
lo uccide.
"Ma ecco, il momento dei
baci
sta per scadere,
dolcemente e giustamente.
Io prendo di tasca il
coltello
che ti ho donato e tu
mi hai così ben restituito.
Ci sono delle
epoche nel mondo
in cui i padri
degenerano
e se uccidono i
loro figli
compiono dei
regicidi".
Dopo vent'anni di
carcere finirà vagabondo e mendicante su un vagone
abbandonato, mentre si interroga sul mistero della sua
esistenza.
In questo dramma la
diversità, anche se in forma di fabula, appare come
inattingibile.
Dinanzi a
quel figlio adolescente - già adulto in "tutta la sua
indecenza, e insieme così puro", davanti al suo "membro,
fresco, umile, assetato", che "scandalizza per se stesso", il
Potere è come messo in scompiglio: uccide sì, ma si
confessa perduto "in un'oasi di dimenticato dolore", ammette di
vivere il presente "piuttosto come morte di valori passati che come
nascita di nuovi": nella sua "persona" (che, davvero, qui e' da
assumersi come la maschera dell'antico teatro) non si legge altro
che "la coscienza non ammessa" della propria
"impotenza".
[dalla prefazione di
Guido Davico Bonino a Pier Paolo Pasolini - Il teatro,
Garzanti, Milano]
Pasolini ribalta a
ritroso il mito di Edipo in quello di Crono e reincarna il Potere
in un padre che si mimetizza attraverso un "rovesciamento di
posizioni", in tre ruoli tipici della cultura patriaracale
borghese: il padre-amante, il padre-coetaneo e il padre
voyeur:
"Migliaia di figli sono uccisi
dai padri: mentre,
ogni tanto, un padre
è ucciso dal figlio - ciò è
noto.
Ma come avviene
l'assassinio dei figli da parte
dei padri? Per mezzo
di prigioni, di trincee, di campi
di concentramento, di
città bombardate.
Come avviene invece
l'assassinio dei padri da parte
dei figli? Per mezzo
della crescita di un corpo innocente,
che è lì,
nuovo venuto nella vecchia città, e, in
fondo,
non chiederebbe altro
che d'esservi ammesso.
Egli, il figlio, getta
nella lotta contro il padre
- che è sempre il
padre a cominciare -
il suo corpo,
nient'altro che il suo corpo.
Lo fa con un odio
pieno di purezza, oppure
con la stessa
distaccata e ironica dolcezza
con cui ora tu avanzi,
con questa donna, i tuoi diritti.
[...]
Ma veniamo, infine
veniamo agli esempi più chiari
per spiegarci più
oscuramente!
Veniamo ai semplici
padri bugiardi!
Veniamo ai casi
normali, per riportare le cose
a ciò che
incomprensibilmente esse sono!
Ché se, del
resto, quello là (che io ero) faceva
piangere
i suoi successori (che
io sono) non fanno certo ridere!
Veniamo ai Presidenti
delle Repubbliche!
Veniamo alle
autorità religiose, ai Grandi Industriali!
Pasolini intese
sperimentare, prima con questo, poi con gli altri suoi drammi, una
nuova forma di teatro. "Questo nuovo tipo di teatro, che io chiamo
'teatro di parola'", scrisse infatti, "è un misto di 'poesia
letta a voce alta' e di 'convenzione teatrale' sia pure ridotta al
minimo […] 'Poesia orale', resa rituale dalla presenza fisica
degli attori in un luogo deputato a tale rito."
In
Affabulazione, Pasolini affiderà a un
personaggio-chiave, l'Ombra di Sofocle, il compito di enunciare le
caratteristiche del nuovo teatro:
Nel teatro la parola vive di una
doppia gloria,
mai essa è
così glorificata. E perché?
Perché essa
è, insieme, scritta e pronunciata.
È scritta, come
la parola di Omero,
ma insieme è
pronunciata come le parole
che si scambiano tra
loro due uomini al lavoro,
o una masnada di
ragazzi, o le ragazze al lavatoio,
o le donne al mercato
– come le povere parole insomma
che si dicono ogni
giorno, e volano via con la vita.
Al dicembre 1977
(Roma, Teatro Tenda) risale la prima edizione di
Affabulazione, che vide regista e protagonista Vittorio
Gassman. Le scene erano di Gabriele Di Stefano, le musiche di
Fiorenzo Carpi. Altri interpreti, Corrado Gaipa, Silvia Monelli ,
Luca Dal Fabbro, Roberta Paladini, Laura Tanziani, Attilio Cucari,
Vanna Polverosi. Una seconda, interamente nuova edizione è del
febbraio 1986 (prima: teatro La Pergola, Firenze, 2 febbraio). Le
scene portano la firma di Gianni Polidori: gli attori, accanto a
Gassman, sono il figlio Alessandro, Paila Pavese, Sergio Meogrossi,
Giusi Cataldo, Eleonora Di Mario. |

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Bibliografia
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