Pier Paolo Pasolini
Il teatro
Bestia da stile
1977, postumo
Di Bestia da stile
dice Pasolini nella nota che introduce il dramma:
"Ho scritto quest'opera
teatrale dal 1965 al 1974, attraverso continui rifacimenti, e quel che
più importa, attraverso continui aggiornamenti: si tratta, infatti,
di una autobiografia".
Questi continui rifacimenti
operati da Pasolini nel corso di quasi un decennio, hanno permesso al poeta
di inserire nel dramma teatrale anche avvenimenti del 1968; inoltre, vi
fa cenno ad una polemica del 1971 con Eugenio Montale sul significato della
poesia.
È curioso e interessante
leggere quanto Pasolini aggiunge, più avanti nella stessa nota sopra
citata, soprattutto per i pareri, sia pure sintetici, che egli esprime
nei confronti di alcuni uomini di teatro: "Il teatro nuovo – che in altro
non consiste che nel lungo marcire del modello del 'Living Theatre' (escludendo
Carmelo Bene, autonomo e originale) – è riuscito a divenire altrettanto
ributtante che il teatro tradizionale. […] Quanto all'ex repubblichino
Dario Fo, non si può immaginare niente di più brutto dei
suoi testi scritti. […] Tutto il resto, Strehler, Ronconi Visconti, è
pura gestualità, materia da rotocalco".
Dopo un'introduzione del
Coro, che annuncia che l'azione si svolge alla fine degli anni Tenta in
Boemia, il dramma inizia con il protagonista (Jan / Pasolini), identificato
come un piccolo borghese, che si masturba sulla riva di un fiume.
Io vengo qui,
dove non c'è nessuno
perché è solo primavera,
per stringere nella mano
il mio sesso, così
diverso dal vostro.
[…]
La casa di mio padre possidente
è lontana,
e là impazzisce mia
madre, mentre io stiro
i muscoli delle gambe e
agito a tratti il pugno
– parlando forte con gli
alberi –
per gettare fuori il mio
seme.
Il Coro prosegue informando
che in Germania "i nostri fratelli maggiori / preparano grandi novità".
Jan, poi, dichiara:
Voglio essere poeta […]
Poeta di cosa?
Del mio sesso e del mio
paese.
Del mio sesso caldo che
conosce il fresco dell'aria;
del mio paese popolato come
un poema
in versi brevi
di canti popolari.
[…]
Sarò con la mia gente;
accoglierò, con pietà, i suoi odi
– gli odi che non sono nemmeno
suoi
ma quelli che i padroni
le insegnano –
Jan narra tutti i passaggi della
sua formazione culturale e politica, dapprima in Boemia (occupata dai tedeschi
e in seguito liberata), poi a Praga, invasa dai carri armati sovietici,
dove Jan Palach si dà fuoco. Nel suo racconto entrano a far parte
anche le avanguardie artistiche e la bandiera rossa; da ciò che
determinerà una contaminazione tra queste due componenti, il rosso
"diventerà altro rosso".
[…] così
stranierò,
da surrealista, infine,
il rosso di questa bandiera,
che dunque diventerà
altro rosso. Dico
surrealista, perché
il futurismo mi fu prenatale.
La terra di Boemia assume gli
aspetti della campagna del Friuli; Karel, il partigiano impiccato dai tedeschi
e "avvolto nella bandiera rossa" è la rappresentazione del fratello
di Pasolini, Guido, e di tutti i giovani contadini, partigiani come Karel,
che hanno combattuto e sono morti per la Resistenza.
In Bestia da stile
sono rappresentati anche il padre e la madre di Jan/Pasolini; un padre
che compare brevemente e che in seguito morirà soffocato dai cadaveri
di due ebrei in un vagone piombato che sta andando verso i campi di concentramento
nazisti:
Nella mia sollecitudine
di padre
che ha saputo soltanto essere
pratico,
con pietà, e che
ha usato sempre poche parole,
voglio darti un avvertimento.
Il 21 Agosto 1968
i carri armati russi entraranno
in Praga.
Una madre che inaspettatamente
parla in modo sgrammaticato e volgare:
Ho cominciato a non parlar
quando tu hai cominciato
a parlar;
io sono sempre stata dura
come una rapia;
dragon dovevo nasser
e invece son drago.
Da questa pancia
tu sei rotolà
tra i piculi borghesi
e là sei restà.
[…]
Se adesso rompo il silenzio
e adotto lo stesso linguaggio
artificiale che qualcuno
ti ispira perché
tu e la tua coscienza siate
una persona sola,
è per dirti questo:
"La mia esagerata delusione,
diventata
silenzio di Apocalisse,
non era per il mio ventre
che aveva concepito
un bravo comunista,
ma era per il mio ventre
che aveva concepito
un cattivo borghese. Devi
sapere che
anzi! sarei stata orgogliosa
di aver concepito
un bravo comunista, che
è sempre un bravo figlio.
In quanto borghese, anche
se tu fossi stato
grande come il tuo Rimbaud
su cui scoreggio,
mi sarei lo stesso vergognata
di te
[…]
Sì, sì, figlio
mio,
per fortuna ci sono parti
del mondo
dove il concime è
concime, la merda è merda,
i poveri muoiono di fame
coperti di scabbia
e i loro cadaveri galleggiano
sui fiumi sacri.
Nel dramma appaiono, in veste
di personaggi, Il Capitale e La Rivoluzione:
IL CAPITALE
Eh, il mio cinismo è
molto
più sottile del tuo:
io so non esser cinico
al momento opportuno!
LA RIVOLUZIONE
Va beh, mentre tu sogni
di andare avanti
io vado avanti. Male,
lo ammetto, come ogni
scolaretto ci insegna.
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Bibliografia
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