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"Pagine corsare"
Il teatro

Gianluca Bottoni
PROGETTO PADRE SELVAGGIO

 
"... Si deve cominciare a perdere la memoria,anche solo brandelli di ricordi per capire

che in essa consiste la nostra vita. Senza memoria la vita non è vita.

La nostra memoria è la nostra coerenza, la nostra ragione, il nostro sentimento, persino il nostro agire..."

Oliver Sacks

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Comune di Roma - Assessorato alle Politiche Culturali - Sistema delle Biblioteche Centri Culturali


PROGETTO PADRE SELVAGGIO


(La poesia delle vite-scene dl un film sull’Africa da farsi)
Spettacolo teatrale e laboratori ispirati ai rapporti tra Pasolini e l’Africa

ideato e diretto da GIANLUCA BOTTONI
con il patrocinio della Commissione Consiliare Speciale per Il Diritto dl Voto agli Stranieri - e in collaborazione con la Coop. Meta. In scena dal 7 aI 20 maggio 2004 al Teatro Colosseo, Via Capo d’Africa, 5 - tel. 067004932 (tutti i giorni, lunedì riposo, ore 21,00 - domenica ore 21,00)
INGRESSO LIBERO
[Clicca sulle foto di scena riportate nel testo sottostante per ingrandirle]
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Negli anni ‘60 Pasolini comincia a intravedere il crepuscolo dl quell’antica leggerezza dei semplici che lo aveva portato ad identificare nel ragazzi delle borgate romane quel ritorno alla purezza che si portava dietro dai tempi della sua Casarsa. La civiltà sta cambiando, anche fisicamente. Scrive infatti il trattamento per un film “Il Padre Selvaggio” che non realizzerà mai come non riuscirà a realizzare la sua “Orestiade Africana”.
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DALL’AFRO-ROMANO DI TIBURTINO ALL’AFRICA COLONIALE DEL PADRE SELVAGGIO

I personaggi delle nostre messa in scena di Ragazzi di vita erano giunti lo scorso anno all’ultimo approdo, alla fine del viaggio che coincide col corso dell’Aniene, vero protagonista dei capitoli “Il bagno sull’Aniene” e “La comare secca” (http://utenti.Iycos.lt/Iaruotarossa)

La forza primitiva della natura prende il sopravvento, suoni canti e danze tribali innestate nella terra bruciata e tra le stoppie, sui piccoli beduini spogliati e sudati in mezzo all’aria bruciata, arrostiti e vocianti come scimmie cantavano motivetti popolari Italiani misti a temi afro, nello spettacolo che abbiamo messo in scena agli STUDIOS (Ex-De Paolis).

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La civiltà sta cambiando, anche fisicamente, sotto l’onda del “boom” e il nuovo miraggio per l’autore diventa quello dell’Africa. Ecco perché nello spettacolo che ha chiuso il ciclo su Ragazzi di vita (febbraio 2003) abbiamo dato i ruoli dei personaggi del romanzo a dei fantastici ragazzi di colore… e dopo un po’ di mesi di fronte alla necessità di preparare qualcosa che avesse a che fare con i giovani e con il loro umano rapportarsi alla legalità, c’è tornato tra le mani il più africano dei libri di Pasolini, che abbiamo messo in rodaggio Io scorso anno al Teatro Sala Uno per qualche prova aperta al pubblico nel mese di luglio 2003 e che adesso riprendiamo in forma ampliata e approfondita.

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IL PADRE SELVAGGIO, a metà strada tra racconto e sceneggiatura, non diventerà mai un film. Rimarrà un trattamento molto simile a un testo teatrale, simulacro di un’educazione alla vita e alla propria indentità da parte di un ragazzo nero, un adolescente che studia e vive tra baracche dormitorio della scuola di Kado in Africa in mezzo alle quali giunge un giorno un maestro italiano, che attraverso rapporti difficili, sullo sfondo di villaggi in preda a uno spaventoso decadimento, ombre del neo colonialismo e guerre tribali, all’insegna della più sfrenata illegalità, tenta di insegnare alla classe e a questo ragazzo in particolare certi valori civili e artistici che ritrova principalmente nella poesia, e nella poesia della vita. Provocando all’inizio - tra momenti di complicità e scontri - delle lacerazioni inevitabili al contrasto tra natura e civiltà chiusa, ma che porteranno il giovane protagonista ad assumere una coscienza e un sentimento di passione razionale e valori sociali.
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È il maestro stesso - un prototipo di quei maestri della Cooperazione Educativa che prendeva piede negli anni ’70 - a mettere per l’ennesima volta in discussione il concetto di padroni delle terre e del sapere che abbiamo in occidente, come pure le certezze da insegnante: “… tanto poi la lezione è tutte da inventare...
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La differenza è tra una poesia visionaria e analogica, a cui siamo abituati, e quella tutta ritmica - come ricordava Sartre citando Senghor, il grande poeta africano a cui è dedicato lo spettacolo - degli africani: infatti di fronte alla teoria dell’esametro latino i due trovano un punto di contatto quando il ragazzo l’esametro lo balIa e canta in piedi sulla cattedra, alla sua maniera. La sfida diventa allora tutta del maestro con questo ragazzo, l’unico che reagisce alle sue sollecitazioni, gli altri sembrano muti, sonnambuli, inserendo nell’insegnamento la vitalità della musica e delle uscite insieme (una sera Davidson porterà il maestro a fumare e ubriacarsi in un locale nero).
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In una di queste serate Davidson conosce Gianni, un ragazzino conterraneo del maestro, spedito quaggiù tra i caschi blu dell’Onu, giovanissimo (come i tanti giovanissimi soldati in ogni angolo del mondo) e ingenuo, che istintivamente non può che far amicizia con Davidson.
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Puntualmente, proprio quando la critica scolastica del maestro si rivolge alla stampa locale (propone ai ragazzi di fare un giornalino) che tace le notizie politiche, Io spettro di un episodio accaduto dieci anni prima si ripropone: l’11 novembre 1961, infatti, 13 avieri italiani trovano la morte a Kindu, in un eccidio cannibale tra i soldati Onu e le milizie congolesi (Pasolini nel testo allude a quest’episodio).

Nell’Africa molto italiana in cui abbiamo ambientato Io spettacolo, all’inizio degli anni ‘70, epoca in cui abbiamo posticipato l’azione, il soldatino Gianni viene ucciso in un’imboscata proprio nei pressi del villaggio patrio dl Davidson, e Davidson stesso è costretto dal padre, capotribù, a compiere Il rito primitivo.

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Al ritorno a scuola dopo le vacanze, Davidson è traumatizzato fino al punto di tentare di accoltellare il suo maestro. Ma gli insegnamenti dell’anno prima non cadranno nel vuoto, la poesia della vita avrà la sua rivincita.
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Abbiamo voluto per questo spettacolo un giovane attore di colore già noto ai pubblico, che è stato il nostro Riccetto in Ragazzi di vita, LUDGERO FORTES e il menestrello FABIO CROSARA nella parte del maestro, insieme al giovanissimo LUIGI ARGENIO, già utilizzato in particine pasoliniane, nei panni dei Soldatino Gianni. Tra i musicisti dal vivo, ricordiamo le percussioni e la voce del padre di Davidson di FRANCESCO LIMA, e con Silvia Serenari, lvana Calò, Michele Guidara, Luana Argenio - Scene: lra Miliucci-Coord,Tiziana Lo Conte.
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In una classe sprofondata tra le colonne di un antico magazzino, con una tessitura scenica inframmezzata dai bui tipici di un montaggio cinematografico e con una colonna sonora degli anni ‘70, abbiamo steso un telo tra la preistoria delle tribù e questa classe, terreno di confronto con la ragione e anticamera del tribalismo che lì in Africa è proprio dietro l’angolo.
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Seguiranno, in forma laboratoriale con i protagonisti dello spettacolo, i seguenti incontri pomeridiani a ingresso libero nelle biblioteche:
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24/5 Biblioteca Morante -”Tamburi e percussioni teatrali” - via A. Cozza, 7

26/5 Biblioteca Pasolini -”Pasolini. Il padre selvaggio”- via S. Lorizzo, 100

28/5 Biblioteca E. Tortora -”La scenografia in Pasolini dal film al teatro” - via Zabaglia 27/b

31/5 Biblioteca Appia -” Appunti per una recitazione di vita oggi” - via La Spezia, 21

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