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Comune
di Roma - Assessorato alle Politiche Culturali - Sistema delle Biblioteche
Centri Culturali
PROGETTO
PADRE SELVAGGIO
(La
poesia delle vite-scene dl un film sull’Africa da farsi)
Spettacolo
teatrale e laboratori ispirati ai rapporti tra Pasolini
e l’Africa
ideato
e diretto da GIANLUCA
BOTTONI
con
il patrocinio della Commissione Consiliare Speciale per Il Diritto dl Voto
agli Stranieri - e in collaborazione con la Coop. Meta. In scena dal 7
aI 20 maggio 2004 al Teatro Colosseo, Via Capo d’Africa, 5 - tel. 067004932
(tutti i giorni, lunedì riposo, ore 21,00 - domenica ore 21,00)
INGRESSO
LIBERO
[Clicca
sulle foto di scena riportate nel testo sottostante per ingrandirle]
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Negli
anni ‘60 Pasolini comincia a intravedere il crepuscolo dl quell’antica
leggerezza dei semplici che lo aveva portato ad identificare nel ragazzi
delle borgate romane quel ritorno alla purezza che si portava dietro dai
tempi della sua Casarsa. La civiltà sta cambiando, anche fisicamente.
Scrive infatti il trattamento per un film “Il Padre Selvaggio” che non
realizzerà mai come non riuscirà a realizzare la sua “Orestiade
Africana”.
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DALL’AFRO-ROMANO
DI TIBURTINO ALL’AFRICA COLONIALE DEL PADRE SELVAGGIO
I
personaggi delle nostre messa in scena di Ragazzi di vita erano
giunti lo scorso anno all’ultimo approdo, alla fine del viaggio che coincide
col corso dell’Aniene, vero protagonista dei capitoli “Il bagno sull’Aniene”
e “La comare secca” (http://utenti.Iycos.lt/Iaruotarossa)
La
forza primitiva della natura prende il sopravvento, suoni canti e danze
tribali innestate nella terra bruciata e tra le stoppie, sui piccoli beduini
spogliati e sudati in mezzo all’aria bruciata, arrostiti e
vocianti come scimmie cantavano motivetti popolari Italiani misti a temi
afro, nello spettacolo che abbiamo messo in scena agli STUDIOS
(Ex-De Paolis).
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La
civiltà sta cambiando, anche fisicamente, sotto l’onda del “boom”
e il nuovo miraggio per l’autore diventa quello dell’Africa. Ecco perché
nello spettacolo che ha chiuso il ciclo su Ragazzi di vita (febbraio
2003) abbiamo dato i ruoli dei personaggi del romanzo a dei fantastici
ragazzi di colore… e dopo un po’ di mesi di fronte alla necessità
di preparare qualcosa che avesse a che fare con i giovani e con il loro
umano rapportarsi alla legalità, c’è tornato tra le mani
il più africano dei libri di Pasolini, che abbiamo messo in rodaggio
Io scorso anno al Teatro Sala Uno per qualche prova aperta al pubblico
nel mese di luglio 2003 e che adesso riprendiamo in forma ampliata e approfondita.
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IL
PADRE SELVAGGIO, a
metà strada tra racconto e sceneggiatura, non diventerà mai
un film. Rimarrà un trattamento molto simile a un testo teatrale,
simulacro di un’educazione alla vita e alla propria indentità da
parte di un ragazzo nero, un adolescente che studia e vive tra baracche
dormitorio della scuola di Kado in Africa in mezzo alle quali giunge un
giorno un maestro italiano, che attraverso rapporti difficili, sullo sfondo
di villaggi in preda a uno spaventoso decadimento, ombre del neo colonialismo
e guerre tribali, all’insegna della più sfrenata illegalità,
tenta di insegnare alla classe e a questo ragazzo in particolare certi
valori civili e artistici che ritrova principalmente nella poesia, e nella
poesia della vita. Provocando all’inizio - tra momenti di complicità
e scontri - delle lacerazioni inevitabili al contrasto tra natura e civiltà
chiusa, ma che porteranno il giovane protagonista ad assumere una coscienza
e un sentimento di passione razionale e valori sociali.
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È
il maestro stesso - un prototipo di quei maestri della Cooperazione Educativa
che prendeva piede negli anni ’70 - a mettere per l’ennesima volta in discussione
il concetto di padroni delle terre e del sapere che abbiamo in occidente,
come pure le certezze da insegnante: “… tanto poi la lezione è
tutte da inventare...”
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La
differenza è tra una poesia visionaria e analogica, a cui siamo
abituati, e quella tutta ritmica - come ricordava Sartre citando Senghor,
il grande poeta africano a cui è dedicato lo spettacolo - degli
africani: infatti di fronte alla teoria dell’esametro latino i due trovano
un punto di contatto quando il ragazzo l’esametro lo balIa e canta in piedi
sulla cattedra, alla sua maniera. La
sfida diventa allora tutta del maestro con questo ragazzo, l’unico che
reagisce alle sue sollecitazioni, gli altri sembrano muti, sonnambuli,
inserendo nell’insegnamento la vitalità della musica e delle uscite
insieme (una sera Davidson porterà il maestro a fumare e ubriacarsi
in un locale nero).
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In
una di queste serate Davidson conosce Gianni, un ragazzino conterraneo
del maestro, spedito quaggiù tra i caschi blu dell’Onu, giovanissimo
(come i tanti giovanissimi soldati in ogni angolo del mondo) e ingenuo,
che istintivamente non può che far amicizia con Davidson.
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Puntualmente,
proprio quando la critica scolastica del maestro si rivolge alla stampa
locale (propone ai ragazzi di fare un giornalino) che tace le notizie politiche,
Io spettro di un episodio accaduto dieci anni prima si ripropone: l’11
novembre 1961, infatti, 13 avieri italiani trovano la morte a Kindu, in
un eccidio cannibale tra i soldati Onu e le milizie congolesi (Pasolini
nel testo allude a quest’episodio).
Nell’Africa
molto italiana in cui abbiamo ambientato Io spettacolo, all’inizio degli
anni ‘70, epoca in cui abbiamo posticipato l’azione, il soldatino Gianni
viene ucciso in un’imboscata proprio nei pressi del villaggio patrio dl
Davidson, e Davidson stesso è costretto dal padre, capotribù,
a compiere Il rito primitivo.
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Al
ritorno a scuola dopo le vacanze, Davidson è traumatizzato fino
al punto di tentare di accoltellare il suo maestro. Ma gli insegnamenti
dell’anno prima non cadranno nel vuoto, la poesia della vita avrà
la sua rivincita.
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Abbiamo
voluto per questo spettacolo un giovane attore di colore già noto
ai pubblico, che è stato il nostro Riccetto in Ragazzi di vita,
LUDGERO FORTES e il menestrello
FABIO CROSARA nella parte del
maestro, insieme al giovanissimo LUIGI ARGENIO,
già utilizzato in particine pasoliniane, nei panni dei Soldatino
Gianni. Tra i musicisti dal vivo, ricordiamo le percussioni e la voce del
padre di Davidson di FRANCESCO LIMA,
e con Silvia Serenari, lvana Calò, Michele Guidara, Luana Argenio
- Scene: lra Miliucci-Coord,Tiziana Lo Conte.
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In
una classe sprofondata tra le colonne di un antico magazzino, con una tessitura
scenica inframmezzata dai bui tipici di un montaggio cinematografico e
con una colonna sonora degli anni ‘70, abbiamo steso un telo tra la preistoria
delle tribù e questa classe, terreno di confronto con la ragione
e anticamera del tribalismo che lì in Africa è proprio dietro
l’angolo.
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Seguiranno,
in forma laboratoriale con i protagonisti dello spettacolo, i seguenti
incontri pomeridiani a ingresso libero nelle biblioteche:
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24/5
Biblioteca Morante -”Tamburi e percussioni teatrali” - via A. Cozza, 7
26/5
Biblioteca Pasolini -”Pasolini. Il padre
selvaggio”- via S. Lorizzo, 100
28/5
Biblioteca E. Tortora -”La scenografia in Pasolini
dal film al teatro” - via Zabaglia 27/b
31/5
Biblioteca Appia -” Appunti per una recitazione di vita oggi” - via La
Spezia, 21

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