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Teatro Calderón di Pier
Paolo Pasolini
Calderón è stato l'unico dramma teatrale pubblicato in vita da Pier Paolo Pasolini (Garzanti, Milano 1973). Pasolini si richiama al grande tragediografo spagnolo del "Siglo de Oro" Pedro Calderón de la Barca (1600-1681) e alla Vida es sueño, considerato il suo capolavoro. Calderón di Pier Paolo Pasolini è andato in scena per la prima volta, in due parti (tra maggio e giugno 1978), al teatro Metastasio di Prato per la regia di Luca Ronconi, con le scene di Gae Aulenti e i costumi di Gian Maurizio Fercioni. Interpreti (tra gli altri) Gabriella Zamparini, Edmonda Aldini, Nicoletta Languasco, Miriam Acevedo, Anita Laurenzi, Carla Bizzarri, Giacomo Piperno, Franco Mezzera, Mauro Avogrado, Giancarlo Prati. Un'altra edizione teatrale degna di nota di Calderón è stata quella del teatro stabile del Friuli-Venezia-Giulia, per la regia di Giorgio Pressburger, scene e costumi di Sergio D'Osmo, interpreti (tra gli altri) Paolo Bonacelli, Francesca Muzio, Carmen Scarpitta, Marina Dolfin, Gianni Galavotti, Franco Jesurum. La prima si svolse a Pordenone il 7 marzo 1980. Giorgio Pressburger, regista, scrittore e drammaturgo naturalizzato italiano è nato a Budapest nel 1937. È attualmente una delle figure più rappresentative del panorama culturale italiano e internazionale. Attivo, ai massimi livelli, in molteplici campi, ha svolto anche attività istituzionale come Assessore del Comune di Spoleto e Direttore dell'Istituto Italiano di Cultura a Budapest. Nell'aprile del 2009 ha accettato la candidatura, per l'Italia dei Valori, alle elezioni Europee del 7 giugno 2009. Nel 2010 gli è stato assegnato il premio Alabarda d'oro alla carriera per la letteratura. Qui di seguito il filmato tratto da Calderón nell'edizione di Pordenone del 1980 poi ripresa dalla Rai in un film del 1981. Il 6 maggio 2009 al Viper Theatre a Le Piagge - Firenze va in scena un'edizione dell'«Officina Teatro 'O» di Calderón di Pier Paolo Pasolini (regia di Paolo Papini e Leonardo Torrini). Anche per questa edizione è qui proposto un breve estratto video. Pier Paolo Pasolini, Calderón (1967-73): come accennato, è molto liberamente ispirato a La vida es sueño di Calderón de la Barca. Se fosse possibile passare da una vita all'altra come si passa da un sogno all'altro, senza ricordare nulla del sogno cioè della vita precedente, vivendo quindi sempre situazioni sociali diverse, cosa rimarrebbe uguale in tutti questi sogni? Ci troviamo nella Spagna franchista del 1967. Rosaura è prima ricca aristocratica, poi prostituta sottoproletaria, quindi moglie piccolo-borghese. Due cose restano identiche nelle sue vite: il rapporto con il potere (incarnato in Basilio, in successione padre, dio che gioca col destino di lei e marito conformista) che le impedisce di vivere come vorrebbe la seconda cosa sempre uguale, cioè il suo amore nei confronti del rivoluzionario anticonformista, che si incarna invece nel primo sogno in Sigismondo, esiliato dal regime franchista perché traditore della sua classe sociale, che è quella dei ricchi, in nome di una vita ribelle (le dirà che in realtà è lui suo padre, che l'aveva concepita violentando la madre non sopportando di vederla ideologicamente mutata, non più rivoluzionaria come quando erano ragazzini e fidanzati, ma ormai nobile filofranchista). Nel secondo sogno in Pablito, adolescente borghese anche lui ribelle alla sua classe d'origine: scoprirà che è suo figlio, che riteneva morto e invece era stato dato in adozione, dalla sorella e dalla madre, a una ricca famiglia in cambio di soldi. Nel terzo sogno in Enrique, giovane universitario contestatore ricercato dalla polizia (un amore impedito dal marito Basilio, che lo farà cinicamente arrestare). Ma tutti questi sono sogni, anche se possono diventare realtà d'eccezione, perché ci può sempre essere il caso di una donna impedita dal Potere a vivere un amore diverso. La realtà vera (cioè l'incubo) che vive Rosaura è invece quella di trovarsi in un lager (che potrebbe riferirsi alla nuova condizione di mutazione antropologica causata dal benessere neocapitalistico sin dalla fine degli anni '60): gli uomini sono ridotti a cose, a uso e consumo dei loro aguzzini, in una bizzarra complicità tra vittime e carnefici, in un mondo (il nostro) in cui non c'è più un solo innocente e siamo tutti pronti a tradirci a vicenda per fare il gioco dei potenti. Ma Rosaura ha ancora il coraggio
di sognare qualcosa di alternativo e liberante: l'arrivo di operai comunisti
che affranchino tutti dal lager e ci trattino come fratelli. Però il Potere,
sempre nell'incarnazione del perfido Basilio, la deride perché dice che
la sua è un'illusione, che questo sogno, davvero è destinato a non avverarsi
mai.
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