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Teatro "Luna di giorno"
Palazzo Chapelle - Piazza
del Carmine 22 09100 Cagliari
I testi rappresentati costituiscono la testimonianza del lavoro compositivo di Pasolini nell’ambito della canzone, vissuta sempre all’interno di un processo di spettacolarizzazione: prima il cabaret caustico e brillante di Laura Betti e poi il cinema. “Non vedo perché sia la musica che le parole delle canzonette non dovrebbero essere più belle. Un intervento di un poeta colto e magari raffinato non avrebbe niente di illecito. Personalmente, credo che mi interesserebbe e mi divertirebbe applicare dei versi ad una bella musica, tanto o samba che sia.”Così si esprimeva nel 1956 Pasolini intervistato dalla rivista “Avanguardia”. Ed ecco realizzato il suo desiderio con il contributo di musicisti al di fuori della canzone di puro consumo: Umiliani, Fusco, Hadjidakis (il compositore del film di Dusan Makavejev “Sweet moovie”), Modugno (con il quale Pasolini collaborò per la realizzazione di “Che cosa sono le nuvole?”, con Totò e Ninetto Davoli).
Per una seconda edizione dello spettacolo, Pasolini scrisse poi il testo della “Ballata del suicidio” che venne musicata da Giovanni Fusco. “Marylin” invece non è una canzone, bensì una poesia scritta in occasione della morte di Marylin Monroe, definita “povera sorellina minore / quella che corre dietro ai fratelli più grandi…”, su accompagnamento musicale di Marcello Panni. Di particolare interesse è “Cosa sono le nuvole?”, che fu musicata e poi cantata da Domenico Modugno nell’omonimo episodio del film-collage “Capriccio all’italiana”, con Totò e Ninetto Davoli; una stupenda rilettura dell’”Otello” shakespeariano ambientata in un teatro di burattini di una scalcinata periferia romana non ancora toccata dal “miracolo economico”. A Totò (Jago con la faccia dipinta di verde) è affidata l’educazione sentimentale di Ninetto (Otello); ma il compito si rivelerà impossibile, perché il pubblico dei borgatari, inferociti, si ribella indignato per la morte di Desdemona e li fa a pezzi. L’ultima inquadratura vede i due burattini, scaraventati nel camion dell’immondizia, con la faccia rivolta verso il cielo nel quale vedono sfilare le nuvole. Ed è lì che Ninetto rivolge al maestro la famosa domanda: “Sor Maè… che cosa sono le nuvole?”. E un Totò incazzato per la squallida fine a cui l’hanno ridotto, borbotta: “Boh…”. E la canzone dei titoli di coda è cantata proprio da un Domenico Modugno “spazzino”, che guida il camion per le straducole della borgata. “I ragazzi giù nel campo” e “C’è forse vita sulla terra” sono due testi adattati da Pasolini e Dacia Maraini sulle musiche composte da Manos Hajidakis per il film di Dusan Makavejev “Sweet Moovie”. A legare insieme questo materiale musicale abbiamo collocato frammenti delle sue poesie e pagine teatrali, che come un filo rosso percorrono la partitura rievocando il distacco da Casarsa, il paese della madre amatissima Susanna Colussi, dopo lo scandalo dell’accusa pubblica di omosessualità, passando attraverso il suo arrivo a Roma nella desolazione della periferia ancora non toccata dal “miracolo economico”, la progressiva scoperta e assimilazione linguistica e culturale di questa “stupenda e misera città”, fino alla morte cruenta e ancora non chiarita ad opera di “Pino la rana”. Lo spettacolo, inoltre, include l’omaggio a Pasolini di Francesco De Gregori (“’A pà”), Giovanna Marini (“Lamento per la morte di Pasolini”) e Fabrizio De André, “Una storia sbagliata”, composta e incisa nel 1980: “È una storia vestita di nero / è una storia da basso impero / è una storia mica male insabbiata / è una storia sbagliata.” Ancora una volta Fabrizio aveva visto giusto. Marco Parodi
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