Teatro
 

"Pagine corsare"
Teatro

Pasolini. In giugno a Milano,
al Teatro Out Off, con la regia di Antonio Latella:
Pilade  -  Porcile  -  Bestia da stile
e Recensione della "Maratona Pasolini"


dal 7 al 10 giugno 2005
Pilade, di  Pier Paolo Pasolini

con Giuseppe Papa, Marco Foschi, Annibale Pavone, Enrico Roccaforte, Cinzia Spanò, Rosario Tedesco
Regia di Antonio Latella 
Costumi Cristina Da Rold, luci Alessandro Canali, tecnico luci Monica Gorla

Una rivoluzione di parole che creano una crepa in tutto ciò che non muta, nella storia che si ripete con la vergogna prevedibile del potere politico. Il grande teatro di Pier Paolo Pasolini è il teatro di parola. [Antonio Latella]
Ciò che più conta è la capacità del giovane regista di misurarsi con la lettura drammaturgica di un testo , e non ce ne sono  molti sui nostri palcoscenici. [Gianni Manzella]
Con questo riuscitissimo approccio al teatro di Pasolini, Antonio Latella si conferma come l’autentica rivelazione di questi anni: artefice di un teatro capace finalmente di emozionare. [Mario Brandolin]
Antonio Latella, uno dei registi più ricchi di talento della sua generazione, con questo spettacolo spoglio ed essenziale, affilato come una lama, si pone al servizio della parola di Pasolini, restituendocela nella sua sacralità, attraverso l'emozionante corporeità dei giovani attori. [Maria Grazia Gregari]
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Dall'11 al 13 giugno 2005
Porcile, di Pier Paolo Pasolini

con Giuseppe Lanino, Marco Foschi, Cinzia Spanò, Rosario Tedesco, Giuseppe Papa, Stefania Troise, Annibale Pavone, Giovanni Prisco, Enrico Roccaforte, Mauro Pescio
regia di Antonio Latella
Scene Mela dell’Erba, costumi Cristina Da Rold, luci Giorgio Cervesi Ripa
Produzione N.T.N. Teatro Stabile d’Innovazione in collaborazione con Festival di Salisburgo/Young Directors Project

Porcile è il secondo appuntamento con Pasolini. L’anello che simbolicamente va ad unire o a far da ponte tra il primo testo affrontato, Pilade, e quello con cui chiuderemo il nostro percorso Bestia da stile.
Testi potenti, vibranti, poiché in ogni verso c’è Pier Paolo Pasolini, quasi come se fossero un’autobiografia, illuminante e allo stesso accecante, per la cruda verità tramutata in poetica… valanghe di versi che tolgono il fiato. 
Un viaggio cominciato da un anno, con i miei amici di sempre  con cui condivido le scelte degli autori e dei testi affinché ci sia adesione totale che ci coinvolge in tutte le ore e in tutti i giorni. 
Così la ricerca si trasforma in discussione quotidiana, assemblea culturale dove l’incontro e lo scontro diventano la forza motrice per la nostra crescita, forse come “artisti” o forse meglio come artigiani, ma sicuramente come uomini sempre e costantemente in cerca. [...]
Con questo testo Pasolini non urla le sue parole fuori dalle mura del grande teatro; ma le sussurra dall’interno, va dritto al cuore, al centro della tavola della imponente casa borghese.
Tutto ciò è quel che accade a Julian, il nostro eroe, protagonista di Porcile. Non basta più urlare sotto le mura di Berlino, con cartelli che sono solo parole scritte ma presto dimenticate, o assolutamente fuorvianti, tipo “Abbasso Dio” … per risolvere il problema bisogna per esempio per prima cosa accettare ciò che si è, la nostra nascita. Figli di “operai, contadini, borghesi” non dimenticare la radice perché è quella che ci ha fatto essere, e se la radice è marcia è da lì che bisogna cominciare. Julian prova tutti i modi per farsi sentire, e la vera rivoluzione si fa con il silenzio – il digiuno totale delle parole. Il silenzio destabilizza, fa perdere il controllo, rende impotenti i potenti, poiché non sanno come, cosa colpire. Alla fine il silenzio si trasforma in verbo, in carne, per essere divorato e andare ad annidarsi nel corpo malato di chi ci ha dato la vita e che ci vuole vedere crescere già morti. [Antonio Latella]
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Dal 14 AL 17 giugno
Bestia da stile, di Pier Paolo Pasolini

Regia di gruppo a cura di Antonio Latella

Bestia da sile è divisa in nove episodi, come fossero atti o canti; seguono, nell’edizione Garzanti, una prima Appendice, composta di sei frammenti e, solo nell’edizione Mondadori, una seconda Appendice, composta di due frammenti. Latella ha scelto di rappresentare brani di entrambe le edizioni, sia anticipandoli nel corpo dello spettacolo, sia facendoli seguire al celebre verso “[…] ebbro d’erba e di tenebre.” La polifonia che muove la tragedia è tutta interiore. 
Le parti: Jan, sorella, madre, padre, Karel, Novomesky, ragazzo partigiano, il capitale, la rivoluzione, il coro, più che come personaggi distinti, appaiono come funzioni, persone simboliche, che porgono la Poetica dell’Autore, esprimendone tutti i conflitti. 
In scena, a dare voce ai versi di Pasolini, tredici attori: Marco Cacciola, Marco Foschi, Giuseppe Lanino, Marco Martini, Giuseppe Massa, Giuseppe Papa, Annibale Pavone, Mauro Pescio, Giovanni Prisco, Enrico Roccaforte, Cinzia Spanò, Rosario Tedesco, Stefania Troise, che, così come i collaboratori, Cristina Da Rold per i costumi, Giorgio Cervesi Ripa per il disegno luci, Franco Visioli per il suono e Tommaso Tuzzoli regista assistente, sono gli stessi che partecipano da sempre al lavoro di Latella. E c’è una dicitura in locandina: regia di gruppo a cura di Antonio Latella, che significa, ad un tempo, armonia e fiducia all’interno della Compagnia; amore e rispetto verso il Poeta. La scelta nasce dall’esigenza di Latella che le parole/idee di Pasolini non siano attraversate dalla regia di un unico sguardo, affinché ogni attore sia autore e non interprete di quello che fa, con il gesto e con la voce.
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11 giugno 2005
"Maratona" Pasolini

Pilade ore 15.30; Porcile ore 19.00; Bestia da stile ore 22.00

Un viaggio importante iniziato tre anni fa, e che per interi tre anni ci ha stimolati a cercare, risposte a domande più grandi di noi. Le risposte non sono arrivate, ma il lavoro ci ha resi vivi, e ci ha convinti che il teatro di parola è vivo come non mai, soprattutto in questa parentesi storica della nostra Repubblica, della storia del nostro paese che si affaccia a questo millennio, dove il torpore intellettuale e politico dissemina cadaveri ovunque. Oggi la parola non ha più coscienza. La parola non ha un’anima. La parola è vuota di tutto, la parola è menzogna. Ma è molto lontana da quella menzogna necessaria, come ci suggerisce il poeta, per avvicinarci, accostarci ad una qualche verità. La parola è consolatoria, ed è nella consolazione che il tutto si ferma… Nessuno più si chiede perché vivere… no, si vive e basta!! Che paura! Che vuoto! In questo vuoto la parola di Pier Paolo Pasolini torna a sgorgare nelle nostre vene, a incidersi sul nostro corpo, a farci credere ancora in una possibilità. Utopia nocessaria alla nostra voglia di vivere la vita dei teatranti. Viaggiatori, vettori di parola e di idee da condividere con tutti quelli che hanno ancora voglia di ascoltare attivamente – senza subire. [Antonio Latella]

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Antonio Latella
Napoletano, Antonio Latella è uno dei giovani registi italiani più apprezzati all’estero. Con il Teatro Out Off ha realizzato quattro  spettacoli: Agatha di M. Duras (1998),  Otello  di W. Shakespeare (1999) e Stretta sorveglianza di J. Genet (2001), Pilade di P.P. Pasolini (2002). Nel 2001 ha vinto il premio speciale UBU per il progetto Shakespeare e il premio Coppola Prati. Nell’agosto 2003 ha presentato al festival di Salisburgo  Porcile di Pasolini, nel 2004 ha presentato Bestia da stile alla Biennale di Venezia.
Latella ha iniziato il suo lavoro sul teatro di Pasolini con la messinscena di Pilade  (produzione Out  Off, 2002).  Ha proseguito con Porcile  (produzione Nuovo Teatro Nuovo, in collaborazione con Festival di Salisburgo, Young Directors Project, 2003) . Ora con Bestia da stile conclude una sua personale trilogia pasoliniana, costituita da tre opere fra le più intimamente autobiografiche del Poeta.

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Il Teatro Out Off
Via Mac Mahon, 16, Milano – Tel. 0234532140 
e-mail: info@teatrooutoff.it - sito web: http://www.teatrooutoff.it/

Il 2 novembre 2004 è stata inaugurata la nuova sede del Teatro On Off nei locali dell'ex cinema Eolo, di proprietà comunale, completamente ristrutturati a sala teatrale. Dal 1976 l'Out Off si occupa di teatro contemporaneo in continua relazione con quanto avviene di nuovo sulle scene, nella drammaturgia e nelle diverse discipline artistiche.
Mentre il prezzo del biglietto per i singoli spettacoli è di €15  (riduzioni 30% under 25 e 50% over 60) esiste però anche una formula di abbonamento ai tre spettacoli a €30 . La “Maratona” avrà un biglietto unico di €25  ma sarà possibile anche assistere a un solo spettacolo pagando l’ingresso singolo di €15  (riduzioni 30% under 25 e 50% over 60). 

Mercoledì 8 giugno alle ore 18.00 al Teatro Out Off verrà presentato il libro I teatri di Pasolini di Stefano Casi, edizioni Ubulibri. Saranno presenti l’autore Stefano Casi, l’editore Franco Quadri  e gli attori in scena con Pilade: Giuseppe Papa, Marco Foschi, Annibale Pavone, Enrico Roccaforte, Cinzia Spanò, Rosario Tedesco.

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Nell' ottobre 2004, al Teatro India di Roma, Antonio Latella aveva presentato Bestia da stile come conclusione di un intenso viaggio nel teatro di Pasolini iniziato con Pilade e passando per Porcile [la trilogia pasoliniana la cui rappresentazione è programmata ora anche a Milano]. 

Personaggio particolare della cultura italiana del dopoguerra, Pasolini è colui che ha saputo descrivere e criticare il cambiamento della società italiana dal fascismo ai giorni nostri, sempre in anticipo, sempre scandalizzando con la sua sincera lucidità. È inafferrabile, come tutti i grandi poeti, sguscia via da ogni definizione, da ogni sintesi, perché è vivo come ogni sua pagina. La sua stessa vita è la sua opera più bella e struggente perché da poeta ha vissuto su se stesso visceralmente le  passioni, ha saputo raccontarle in mille contraddizioni, pagina dopo pagina.

Il suo teatro è poco rappresentato; è considerato difficile e poco efficace sulla scena. Bisogna ricordare che insieme alle sue tragedie Pasolini ha dato alle stampe un personale manifesto in cui enuncia come pensa dovrebbe essere il teatro. Scrive quindi avendo chiaro in mente un’idea di teatro, impossibile: deve essere un rito. Non si può andare a vedere il teatro, vi si deve partecipare. Nel mettere in scena il testo più arcigno, più complesso di Pasolini, quello che lui stesso ha dichiarato essere una lunga autobiografia, Latella ha cercato proprio di creare quel rito che Pasolini riteneva indispensabile per la comunicazione teatrale. 

La sala è illuminata e gli attori prendono posto davanti al sipario chiuso di fronte agli spettatori. Jan è Pasolini. E la sua necessità di dire attraverso la poesia quello che altrimenti resterebbe taciuto diventa nelle parole di Marco Foschi pura emozione che si trasmette guardandosi negli occhi, a viso aperto, senza maschere. Uomini davanti ad uomini. Marco Foschi ci conduce con grazia e determinazione attraverso le pieghe dell’anima del poeta, mostrandocele senza pudori, facendo delle lacrime stesse una dolorosa poesia piena di vita. Il poeta è l’agnello sacrificale della società, attraverso cui ci si monda dei peccati del vivere. E’ un Cristo grottesco, carne da ardere. Tutto ciò avviene in un’immobilità che cancella lo spazio e annulla il tempo, a cui nessuno può sottrarsi, si è costretti ad esserci. 

Sì, bisogna necessariamente essere presenti, testimoniare, non ci si può addormentare come davanti ad uno schermo televisivo. Lo spettacolo è veramente un punto di arrivo per questo gruppo di attori che ha cominciato qualche anno fa a studiare Pasolini sotto la guida di Latella, che non ha voluto firmare la regia, riconoscendo al gruppo la capacità di organizzare in modo democratico lo spettacolo. Non mi dilungo in elogi nell’interpretazione di Marco Foschi, già premio Ubu per Pilade, capace di assorbire il lavoro di tutti in una recitazione che prevalica le possibilità del singolo. 

C’è un atmosfera permeata dalla plumbea idea della morte, ovviamente, visto il vuoto che la scomparsa assurda di Pasolini ha lasciato nella nostra cultura. Ancora oggi sentiamo ripetere “Chissà cosa avrebbe detto lui di fronte a tutto questo?”. Ma Pasolini per me è un poeta della vita, la sua opera e pregnata dalla forza di andare avanti, di conoscere e di esperire che è tradita dal sincero rammarico di questa compagnia per la sua perdita. [Gordon T.]

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La recensione della "Maratona Pasolini"
di Phil M. Maker - Carlo Cima
Regia di Antonio Latella - Milano - Teatro Out Off

Sabato 11 giugno, la Maratona Pasolini: 3 spettacoli torrenziali per 10 ore a teatro, dal primo pomeriggio sino a notte fonda. Concesse al ristoro fugaci pause, durante le quali viene naturale cercare negli occhi fieri e trasognati dei presenti compagni d'avventura un comune sentire, la mutua consapevolezza di un'esperienza che trascende ampiamente la consueta fruizione. Il teatro diventa davvero il “rito culturale” che prefigurava Pasolini nel Manifesto per un nuovo teatro

Sorprende l'entità della partecipazione alla funzione: un'adesione robusta che sconfessa brillantemente chi tristemente ritiene che l'unico modo per riempire i teatri sia conformarsi al grigiore luccicante di mode effimere e linguaggi afasici. Tutto il contrario dei testi pasoliniani: terrigni, vigorosi, straripanti, anacronistici, criptici, filosofici, politici e poetici. A dominare è la Parola, che investe, avvolge e rapisce lo spettatore. Non è quasi prevista azione, né vi sono indicazioni scenografiche. Sono opere intimamente anti-teatrali e per questo spaventano, infatti sono state messe in scena raramente. 

Antonio Latella - uno dei più dotati registi italiani - da 3 anni ha accettato la sfida (il suo allestimento di Pilade è del 2002) riuscendo a tradurre teatralmente Pasolini senza tradirne lo spirito. 

Fondamentale l'apporto artistico dello straordinario gruppo di attori (che in Bestia da stile sono anche tutti co-registi): affiatatissimi, eclettici, energici e resistenti. Due nomi su tutti: Marco Foschi (protagonista di Pilade e Bestia da Stile) e Annibale Pavone (protagonista in Porcile). Stupefacente la loro capacità di sostenere monologhi intensi e sterminati.

La rappresentazione senza soluzione di continuità della Trilogia evidenzia la limpida coerenza del lavoro di Latella: i tre drammi (pur molto diversi fra loro, anche da un punto di vista scenico) sono un corpo unico, compatto e multiforme. 

Pilade è forse il più tradizionale, fra tragedia greca (prolungamento ideale dell'Orestiade) e teatro politico-filosofico moderno (à la Sartre): ad Argo, dopo la tirannia, regna Oreste grazie ad Atena, simbolo del potere razionale, della democrazia, della modernità, della Ragione , in una città colpevolmente dimentica del suo passato. Si oppongono i restauratori della tradizione e il rivoluzionario Pilade, alla testa di un esercito plebeo. Ma fallirà, abbagliato dalla stessa luce solo consolatrice della Ragione, perché tentare di impadronirsi del potere è “la più colpevole delle colpe”. 

La messa in scena di Porcile è la più visionaria: attori nudi, orge affaristico-pagane, capitalisti grosziani con volti suini, un'atmosfera laida e spettrale per raccontare del giovane Julian, perso in un'abulia perenne, sospeso tra un'impossibile rivolta (“mi sono accorto che anche come rivoluzionario ero conformista”), l'incapacità di comunicare sia con i suoi coetanei banalmente ribelli che con un Potere osceno, e la colpa di un amore puro ma degenere (la zoofilia), mirabilmente descritto in un commovente monologo. 

Bestia da stile è un autodafè vibrante, sentita, spietatamente autobiografica, un allucinato flusso di coscienza in cui l'autore si identifica con Jan Palach (lo studente datosi fuoco per protesta durante la Primavera di Praga) per interrogarsi dolorosamente sul ruolo politico dell'intellettuale nel ‘900 e quindi su se stesso. Un'opera meravigliosamente magmatica, frammentaria, contorta, il frutto di una redazione sofferta (oggetto di continui aggiornamenti e revisioni nel corso di una decina d'anni) che dà luogo una sorta di poema epico-esistenziale risolutamente pessimista, così lontano da ogni canone teatrale da porre notevoli ostacoli a una sua rappresentazione: decine di personaggi e situazioni, sbalzi temporali, silenzi, nessuna azione. 

Latella trova la chiave giusta proponendo un allestimento stilizzato: 13 attori in scena come componenti di un'orchestra (con Jan solista e gli altri che di volta in volta interpretano i fantasmi evocati dalla sua mente), luci accese per guardare negli occhi il pubblico, frammenti audio di interviste come introduzione e appendice e soprattutto la musica tradizionale italiana che conferisce un proprio ritmo a tutto lo spettacolo, infittendo ulteriormente la già ricca trama di rimandi e suggestioni culturali. 
Un inserimento non previsto dall'autore (che comunque fa dire al suo protagonista/alter ego: “cantate le canzoni del nostro folclore”) ma perfettamente coerente e anche necessario alla fluidità dello spettacolo. Inutile dilungarsi sull'interpretazione degli attori: straordinario Foschi che dà il meglio di sé con una performance indelebile da qualsiasi memoria, ma davvero tutti eccellenti, preparati alla perfezione all'evento. 

Con Bestia da stile probabilmente si raggiunge l'acme della trilogia, quantomeno a livello emotivo. Il grandioso testamento di un uomo di cultura di cui si sente acuta la mancanza, in questi tempi ebbri solo di tenebre.

Si veda anche:
Manifesto per un nuovo teatro
di Pier Paolo Pasolini

 





















 


Teatro - Pasolini a Milano [Pilade, Porcile, Bestia da stile]
 

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