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Teatro ’Na specie de cadavere
lunghissimo
L’attore, noto grazie a film bellissimi come “La meglio gioventù” e “Un amore”, recita in platea (un bar con tavolini e sedie) la parte di Pasolini e del suo assassino. A essere sotto i riflettori sono le ultime opere del regista (i materiali sono tratti tra gli altri da “Scritti corsari” e “Lettere luterane”) nelle quali forte è la denuncia contro la società italiana degli anni ‘70, trasformatasi a causa di uno “sviluppo” esasperato. Gifuni, con un accento settentrionale, ci guarda negli occhi e ci sfiora, manifestando la disperazione dovuta ai nostri volti irriconoscibili. Sono gli spettatori, seduti tranquillamente al bar, il mostro che Pasolini non poteva più sopportare. Bravo Gifuni a farci sentire complici della morte di uno dei nostri più lucidi “padri” del Novecento. Infatti l’attore, spogliatosi
dai panni del poeta ormai moribondo, diventa il suo alter-ego, il suo assassino.
Tutti sanno quanto il giovane Pelosi, l’unico imputato per l’omicidio efferato
di Pasolini, sia stato immediatamente riconosciuto come un personaggio
degno di “Accattone” o “La ricotta”.
Ma, ricordando le stesse parole accusatorie usate da Pasolini-Gifuni nella prima parte dello spettacolo, siamo tutti noi, i figli dello “sviluppo”, complici di avere posto fine alla vita di Pasolini. Titolo: “’Na specie de cadavere
lunghissimo”
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