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Il teatro Teatro Nacional de Cuba - La Habana
Quello che segue è il resoconto di uno spettacolo teatrale su Vita e morte di Pier Paolo Pasolini andato in scena nel 2004 a Cuba, all'Argos Teatro, per iniziativa di Carlo Celdrán, che ha utilizzato testi del filologo e drammaturgo francese Michel Azama. Carlos Celdrán mantiene nella sua messa in scena la medesima linea narrativa con cui il francese Michel Azama racconta nel testo originale gli eccessi vissuti da Pasolini per il suo temperamento appassionato e trasgressivo per la sua epoca. Per quasi due ore lo spettacolo si svolge in tredici scene riassuntive sulla vita, la personalità, l'opera, l'epoca e la morte del grande cineasta italiano la cui onestà con se stesso e la difesa della sua identità e delle sue idee lo sottomisero a innumerevoli processi giudiziari, all'incomprensione di molti dei suoi intellettuali contemporanei, e a una tragica fine, ancora non chiarita dopo trent'anni. Celdrán è dunque fedele nel suo montaggio al linguaggio teatrale di Azama, dove le parole, per la loro acutezza, facilitano la creazione di immagini in situazioni di estrema realtà. Il testo, scritto nel 1984 e riferito a fatti degli anni '70, è stato rispettato nei dettagli, vi sono stati aggiunti soltanto alcuni passaggi brevi estratti dell'opera letteraria e dai diari di Pasolini, riflessioni e confessioni che rinforzano le sue posizioni e che servono per contestualizzare gli eventi narrati, una sorta di didascalia o di sottolineatura che deriva dalla ricerca intrapresa dal gruppo teatrale intorno alla figura del polemico personaggio storico. Ancora una volta Argos Teatro dimostra di essere uno dei più efficaci gruppi scenici cubani per ciò che si riferisce alle opere proposte al pubblico. Vita e morte di Pier Paolo Pasolini inizia con la scena dell'interrogatorio al suo assassino, Pelosi, e chiude con la scena del crimine, con una ricostruzione minuziosa, alla quale si sovrappone la lettura da parte del giudice del verdetto che condanna Pelosi. Carlos Celdrán sceglie un spazio ampio, aperto, sereno, nel quale un gran quadrato di trucioli di legno serve per ricreare la sabbia della spiaggia, gli scenari severi dei processi giudiziari o l'appartamento di Pasolini, con pochissimi cambiamenti di scena che si realizzano in presenza del pubblico. Una narratrice, vestita di rosso, introduce la rappresentazione. Alain Ortiz, lo scenografo, progetta tre entrate con passerelle in posizione diagonale, al fondo e a ognuno dei lati, che suggeriscono una certa cesura, metafora dell'impossibilità dell'artista di raggiungere una vita piena, nonostante il suo enorme talento e la sua vocazione libertaria, e che dà corpo alle tre dimensioni della sua esistenza illustrate dal testo: la politica - fu attivo militante del Partito Comunista Italiano ed espulso per la sua condizione di omosessuale -, il tribunale - in vent'anni fu vittima di trentatré processi per i suoi romanzi, articoli e film, censurati e poi gratificati con premi e riconoscimenti anche contraddittori come quello dell'Ufficio Cattolico del Cinema -, la vita privata e intellettuale che rivela la sua creatività, la sua arte e la difesa dei suoi ideali, l'amore per la madre, la ricerca dell'amore. Alexis Díaz di Villega interpreta un Pasolini sobrio e sognatore e contemporaneamente appassionato libertario e che si sa condannato al sacrificio, contadino di origine e artista cosmopolita che si è andato raffinando in un processo di imborghesimento. L'attore sa rendere la contraddittorietà dell'artista e dell'essere umano, con i suoi difetti e le sue virtù. I tratti della sua sensibilità più pura, legata al compromesso ideologico, si esprimono nei discorsi in cui difende le sue idee, con espressioni che alternano l'innocenza e la disubbidienza, e arrivano al culmine poetico in una scena di tramonto che raggiunge una dimensione quasi rituale, quando riscatta la tessera del partito bruciata da un vecchio compagno che gli rimprovera la sua condotta immorale: "Nonostante voi sono e continuo a essere comunista.", dice il poeta e seppellisce la tessera rossa nella terra preparata per la semina, come una specie di atto protettivo sacro, come un voto di speranza germinale e redentrice. Pancho García, attore invitato della Compagnia Hubert di Blanck, rappresenta l'Eminenza Grigia del Governo, il Deputato, lo Psichiatra. A un passo dalla caricatura, sa mantenere l'equilibrio in una posizione critica che smaschera personalità false, patrocinatrici di una morale cristiana e borghese, e raggiunge il suo miglior momento interpretando il Pubblico ministero di Roma, potente e sicuro dietro lo schermo della sua autorità, nonostante sembri deliziarsi dei vizi che attacca, enumerandoli con magniloquenza ambigua, come se li assaggiasse, e rivela anche con sottigliezza un viso nascosto dietro tanta perfezione. Caleb Casas risolve con efficacia nella sua proiezione gestuale e psicologica il comportamento arbitrario e opportunistico del ragazzo di quartiere che si è andato prostituendo fino a cadere nella cosa più bassa, quella di strumento utile e capro espiatorio di forze reazionarie che lo manipolano. Ileana Rodríguez la narratrice, ha davanti a sé la difficile sfida di comportarsi con naturalezza di fronte al pubblico. Per l'austerità e la precisione di ogni interprete, coinvolto con il corpo e la mente nei vari ruoli, si è realizzato un teatro della verità, che sceglie uno sguardo per niente ingenuo, nel quale invece di insistere sulla circostanza ambigua della morte, rivela e giudica coloro che considera i veri colpevole. È una proposta di innalzamento della dignità umana. foto e commenti: Pepe
Murrieta, Viveva Martínez Tabares
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