Il teatro
 

Pier Paolo Pasolini
Il Teatro

Questa sera, a teatro,
si recita Pasolini...
Riflessioni, approfondimenti, resoconti 2001-2005
di Angela Molteni *

Da qualche anno si sta registrando un rinnovato interesse nei confronti di Pasolini e della sua opera, grazie anche alla pubblicazione, ora conclusa, di Tutte le opere del Nostro nei Meridiani Mondadori. Le librerie registrano un’aumentata richiesta dei libri di Pasolini, di narrativa, di saggistica e di poesia. Purtroppo, ai suoi film non si dà invece ancora un’adeguata diffusione: le sale cinematografiche si sono limitate, l’anno scorso, alla riproposizione della pellicola restaurata del Vangelo secondo Matteo, più che altro per creare un contraltare a Passion di Mel Gibson; le emittenti televisive ripropongono di tanto in tanto una pellicola pasoliniana, ma in orari notturni decisamente impossibili. Si riesce comunque, almeno, a trovare - e acquistare - alcune sue opere cinematografiche in qualche negozio o in siti Internet specializzati. 

Compagnie e gruppi teatrali, registi e attori, associazioni e circoli stanno invece svolgendo importanti operazioni di diffusione culturale: hanno ripreso con successo a studiare e a mettere in scena alcuni dei lavori che Pier Paolo Pasolini scrisse espressamente per il teatro (spesso con straordinarie e originali regie) e altri che si sono rivelati preziosamente adatti alla creazione di rappresentazioni teatrali non prive di fascino e di grande efficacia, per far discutere, ma soprattutto per far conoscere e per approfondire quelli che sono i concetti-cardine del pensiero pasoliniano. 

Di alcune di tali iniziative, tra le più notevoli, do ora notizia, sia pure limitata. L’elenco di tutte le manifestazioni culturali legate in qualche modo al teatro di Pasolini sarebbe infatti assai arduo da ricostruire con una certa attendibilità - basti tener conto che anche piccolissime realtà cittadine e associative hanno proposto, e propongono anche nell’anno in corso e con sempre maggiore frequenza, “rievocazioni” pasoliniane. Altri spettacoli sono già stati ricordati sia quest’anno sia negli anni scorsi (se ne trovano tracce nella sezione Teatro di “Pagine corsare”); altri verranno via via annunciati.

Sul teatro di Pasolini, che suscita dunque rinnovato interesse e viene sempre più apprezzato, scrive tra l’altro Stefano Casi: «L’idea di teatro di Pasolini, che più volte assume una rilevanza sperimentale e innovatrice, cresce e si sviluppa anno dopo anno, esperienza dopo esperienza attraverso i copioni scritti da lui (come l’inedito Il cappellano-Nel ‘46!), le traduzioni, le regie teatrali, i manifesti teorici e una miriade di riferimenti extra-teatrali (in poesie finora di difficile interpretazione o in passaggi complessi di film come Uccellacci e uccellini o Salò) che solo nella prospettiva teatrale sembrano acquistare senso. Una idea di teatro che attraversa i momenti più significativi del pensiero di Pasolini e che in alcuni casi ne è il motore principale come nella stagione 1966-68 [nel corso della quale scrisse le sei tragedie più note - Orgia, Affabulazione, Pilade, Bestia da stile, Porcile e Calderón -, ndr]: dal progetto della lingua friulana alla tensione “autobiografistica”, dall’analisi della fine delle ideologie a quella della profonda mutazione antropologica indotta dai modelli borghesi e consumistici (Stefano Casi, Pasolini. Un’idea di teatro, Campanotto ed., Udine 1995)». 

Se è vero che fin dagli anni casarsesi (1945-1949) Pasolini aveva già ideato pièces teatrali e che nei primi anni Sessanta tradusse Orestiade (da Eschilo, 1960) e Il vantone (da Miles gloriosus di Plauto, 1963) - entrambe nate da commissioni di Vittorio Gassman - nonché Antigone (inedito, 1960; ora in Pier Paolo Pasolini. Tutte le opere. Teatro, a cura di Walter Siti e Silvia De Laude, Meridiani Mondadori, Milano 2001) è altrettanto certo che l’amicizia e la collaborazione con Laura Betti (1956-58) rappresentò per Pasolini un notevole stimolo per affrontare in modo informale il genere teatrale. 

La Betti si era imposta sulla scena italiana in Giro a vuoto (Teatro Gerolamo di Milano, 1960) come “cantante degli scrittori” (Pasolini, Parise, Calvino, Bassani, Soldati, Flaiano, Arbasino, Mauri, Fortini, Moravia) e Pasolini vide, tramite le performances della Betti, la realizzazione in teatro, in forma di canzoni, di suoi testi poetici (Macrì Teresa detta pazzia, Valzer della toppa, Cristo al Mandrione, Ballata del suicidio, 1960; Marylin, 1963). Si trattava, come accennato, di poesie “messe in musica”, divenute “canzoni”. Su quest’ultimo genere lo stesso Pasolini aveva dichiarato: «Non vedo perché sia la musica che le parole delle canzonette non dovrebbero essere più belle. Un intervento di un poeta colto e magari raffinato non avrebbe niente di illecito. Anzi, la sua opera sarebbe sollecitabile e raccomandabile. Personalmente non mi è mai capitato di scrivere versi per canzoni: ossia, come alla maggior parte dei miei amici, non mi si è presentata l’occasione. Musicisti e parolieri si sono stretti in un impenetrabile clan, si sono ben protetti dalla concorrenza (si capisce, i diritti d’autore fruttano a volte milioni). Quanto a me, credo che mi interesserebbe e mi divertirebbe applicare dei versi a una bella musica, tango o samba che sia» (intervista alla rivista “Avanguardia”, 1956).

Poi, il “viaggio” pasoliniano nell’arte teatrale procedette, fino alla definizione, nel 1968, di quel “Manifesto per un nuovo teatro” che avrebbe chiarito fino in fondo quale fosse l’”idea di teatro” che guidava il Nostro: «[...] Queste note sono scritte sotto la forma di un manifesto, perché ciò che di nuovo esse esprimono si presenti dichiaratamente e magari anche autoritariamente come tale. (In tutto il presente manifesto, Brecht non verrà mai nominato. Egli è stato l'ultimo uomo di teatro che ha potuto fare una rivoluzione teatrale all'interno del teatro stesso: e ciò perché ai suoi tempi l'ipotesi era che il teatro tradizionale esistesse [e infatti esisteva]. Ora, come vedremo attraverso i commi del presente manifesto, l'ipotesi è che il teatro tradizionale non esista più [o che stia cessando di esistere]. Ai tempi di Brecht, si potevano dunque operare delle riforme, anche profonde, senza mettere in discussione il teatro: anzi, la finalità di tali riforme era di rendere il teatro autenticamente teatro. Oggi, invece, ciò che si mette in discussione è il teatro stesso: la finalità di questo manifesto è dunque, paradossalmente, la seguente: il teatro dovrebbe essere ciò che il teatro non è. Comunque questo è certo che i tempi di Brecht sono finiti per sempre) [...]». 

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Alcuni spettacoli relativi a testi di Pier Paolo Pasolini
messi in scena da artisti italiani - 2001-2005:

Pasolini, Pasolini!, Paolo Mazzarelli
Festival Pasolini, Torre di Chia
Ambulatorio Pasolini, Teatro delle Ariette
Progetto “Il padre selvaggio”, Gianluca Bottoni
Come un cane senza padrone, Enrico Casagrande e Daniela Nicolò
L’Ospite, Enrico Casagrande e Daniela Nicolò
Progetto Teatri di vita: Pasolini visto dalla luna
'na specie de cadavere lunghissimo, Fabrizio Gifuni
Orgia, Andrea Adriatico
Petrolio - Appunto 55 bis, Gianluca Riggi
Pa’, Ispirato a Pier Paolo Pasolini, Anna Redi
P.P.P. Progetto per Pasolini, La Soffitta
Diario sonoro, Davide Toffolo
Pilade, Antonio Latella
Porcile, Antonio Latella
Bestia da stile, Antonio Latella

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* Di alcuni altri spettacoli, non compresi nelle segnalazioni proposte in questa pagina, informazioni dettagliate sono già contenute nella sezione Teatro di "Pagine corsare"
 


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