Il teatro
 

Pier Paolo Pasolini
Il teatro
Riflessioni, approfondimenti, resoconti

2004
Ambulatorio Pasolini
Teatro delle Ariette

Teatro Dimora
Mondaino (Rimini)
Associazione culturale L’Arboreto - Rimini
info@arboreto.org
www.arboreto.org
 

'Immagini teatrali', dal sito web dell'Associazione culturale L'Arboreto - www.arboreto.orgPerché Pasolini possa definirsi multimediale

In Italia, il riaccendersi continuo di interesse per Pasolini è segno di  un ribollimento della coscienza comune dinanzi a un caso che si sente culturalmente, socialmente, umanamente non archiviabile. Non archiviabile sia per quel che fu il trattamento riservato a Pasolini in vita sia per quello che fu la sua morte nel desolato Idroscalo di Ostia e per quello che è stato poi il comportamento della meditabonda (meditante?) e archiviante magistratura. 

Ma un altro motivo ancora, meno specificamente legato alla vicenda di «un paese orribilmente sporco», più vastamente sentito anche nelle culture di altri paesi, ci riconduce oggi a Pasolini. E il motivo è la trama stessa della sua esistenza. Esso è la filigrana di ogni sua opera artisticamente creativa, dei lavori di critica e studio, degli interventi saggistici e giornalistici, delle sue scelte politiche, civili, umane: l’ansia e la gioia di comunicare. 

Pasolini è il primo artista di grande livello internazionale che possa definirsi multimediale in modo adeguato alle tecnologie contemporanee della comunicazione e dell’espressione. Egli è stato un infaticato sperimentatore di linguaggi diversi: parola e disegno, teatro e cinema, canzone e musica, corporeità e sport.  Quando negli anni Sessanta egli invocava una «semiologia generale» come teoria generale del senso della realtà, lo faceva avendo personalmente percorso e utilizzato da attivo creatore e anche da critico, filologo e studioso, i più differenti tipi di semiologie, di codici comunicativi ed espressivi, di linguaggi.  E, all’interno d’ogni linguaggio, ritorna la stessa ansiosa ricerca di codici e norme diverse: la parola parlata improvvisata degli appassionati interventi in pubblico, di tante interviste poi scritte o radiofoniche e televisive, e la parola parlata programmata del teatro e del cinema; la parola scritta in prose creative di romanzi, in poesie, in saggi, in umili, ma spesso geniali «risvolti» di copertina, in lettere, in articoli memorabili; e idiomi diversi, il friulano, il romanesco di borgata, l’italiano poetico e letterario. 

La stessa varietà si trova nella produzione cinematografica, da Accattone al Vangelo a Salò, o nelle scelte delle mirabili colonne sonore dei film. 

Quale fu la natura di questo incessante ricercare? Vagliare la capacità comunicativa di codici linguistici e comunicativi diversi, di tradizioni espressive diverse, dai canti popolari tradizionali alla mal nota poesia dialettale (Belli in testa), alle forme artistiche più innovative e sperimentali e sofisticate, è il tema che accomuna le ricerche dal Canzoniere italiano agli interventi di taglio teorico e semiologico. 

Ma i suoi atti stessi, il suo stile di vita, le sue polemiche, le sue forti, intense, lucide idealità civili hanno questa polare comune, che è l’autenticità del comunicare e la conseguente lotta contro tutto ciò che l’insidia e compromette. Le sue provocazioni, talora a tutta prima incomprensibili e incomprese, hanno questo fine. È del resto lui stesso a confessarselo e confessarcelo una volta: «Io cerco di creare un linguaggio che metta in crisi l’uomo medio, nei suoi rapporti con il linguaggio dei mass media, per esempio. Nel momento in cui odio le istituzioni e lotto contro di esse, provo un’immensa tenerezza per questa istituzione della lingua italiana in quanto koinè, per questa lingua italiana nel senso più esteso del termine, perché è proprio all’interno di questo quadro che mi viene concesso di innovare, ed è tramite questo codice istituito che fraternizzo con gli altri. Quel che più importa nell’istituzione è il codice che rende possibile la fraternità. Il codice, soprattutto il codice linguistico, è la forma esterna indispensabile a questa fraternità umana che provo sempre in me come qualche cosa che ho perduto». 

Questo noi oggi sentiamo in Pasolini, vediamo in lui. Un fratello, coraggioso e lucido, generoso e infaticabile, di ciascuno di noi nei momenti in cui avvertiamo la povertà, il vuoto, del frastornante rumore di fondo informativo e spettacolare che ci circonda, la difficoltà di scavalcare, oltre le apparenti e fragili omogeneità, le reali, spesso non valicabili fratture che ci dividono. Queste linee di frattura le sue mani di artista sensibile, la sua intelligenza non sazia di orizzonti intellettuali e tecnici nuovi, la sua vita mite e indifesa le hanno cercate e percorse per sperimentare e farci intendere che esse possono essere non motivo di lacerazione e contrasto, ma ragioni di identità, di differenza e perciò di potenziale reale scambio e comunicazione: luogo di fratellanza. Ed è questo che porta tanti di noi, qui da noi, in Italia, e fuori, nel mondo più vasto, a tornare e ritornare alla sua opera, alla sua vita e alla sua morte. 

Se il nostro è il secolo del linguaggio e della comunicazione, Pasolini ne è simbolo e interprete tra i più profondi. Della speranza di ritrovare nella diversità le possibilità di mettere in comune, fraternamente, un senso - di ciò la sua opera, la vita, la stessa sua morte hanno altamente testimoniato.

(L'Arboreto)

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Il Teatro Dimora. Associazione culturale L'Arboreto

Si tratta di un nuovo teatro. Un’opera essenziale, semplice e funzionale inserita nel paesaggio della Valconca come una grande foglia adagiata sul prato. Il verde, il legno, la pietra e il vetro sono gli elementi eco-compatibili di cui si compone la struttura pensata in armonia con l’ambiente per l’esigenza etica di creare il riequilibrio tra ambiente fisico e culturale. La copertura è il primo elemento architettonico percepibile realizzata con scaglie di materiale policromo dalle sfumature e i colori della natura. La struttura del teatro è in legno lamellare, le pareti interne della sala sono rivestite di mattoncini e i pavimenti sono di legno e cotto. Le ampie vetrate aperte sulla vallata garantiscono l’illuminazione naturale mettendo in gioco l’orizzonte quale elemento d’ispirazione teatrale e scenica.

Completano il progetto un atrio e un salottino, camerini per gli artisti, magazzino, servizi e regia. Il riscaldamento è realizzato a pavimento, l’illuminazione modulare è regolabile in riferimento al tipo di utilizzo della sala. L’intera struttura è stata progettata in linea con la normativa per l’abbattimento delle barriere architettoniche.

Lo spazio è modulare senza poltrone fisse e può ospitare duecento persone. Il porticato è pensato come zona di ombreggiamento che garantisce nei mesi estivi un buon microclima interno o per ambientare particolari spettacoli all’aperto.

Il teatro Dimora è stato progettato dall’architetto Gianluca Canini e dal geometra Enrico Marfoglia ed è stato inaugurato nella primavera 2004.
 


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