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Il teatro Riflessioni, approfondimenti, resoconti 2005
Laboratori DAMS
Il Progetto ha inteso esplorare il rapporto di Pasolini con il teatro e del teatro con Pasolini, nel trentennale della sua morte. Gli spettacoli e le iniziative attuate sono state:
Orgia è l’unica delle sei tragedie borghesi di Pasolini che lui stesso portò in scena come regista, nel 1968: fu un fiasco, troppo lontana la poesia intellettuale di Pasolini dagli spettatori dell’epoca e troppo scandalosa la schermaglia sadomasochista di una coppia borghese come quella rappresentata. Nell’unione della prosa politica e polemica di Pasolini con gli endecasillabi romaneschi di Giorgio Somalvico, il monologo presenta un agone tragico - inteso come scontro ma anche come agonia - tra un Padre e un Figlio, vissuto in scena da un solo corpo e da una sola voce che de-genera da vittima a carnefice. Allo spettacolo si lega una straordinaria creazione “in diretta”: quella che trasformerà l’omaggio teatrale di Bertolucci e Gifuni a Pasolini in un’opera video attraverso un lungo laboratorio tecnico-creativo con gli studenti.
Due drammaturgie originali sviluppate all’interno del “Progetto Petrolio” curato a Napoli da Mario Martone, che ha fatto emergere la “necessità di Pasolini” in molti giovani artisti.
Eccoci allora allo spettacolo, 'na specie de cadavere lunghissimo. La regia la cura Giuseppe Bertolucci, regista di cinema che sa muoversi però con lucidità emozionale sulla scena, luci distillate da Cesare Accetta, sua anche la fotografia di stridori e sensualità nel Resto di niente, il film di Antonietta De Lillo in questi giorni sugli schermi. I testi su cui lavora 'na specie de cadavere lunghissimo (Scritti corsari, Lettere luterane, La nuova forma della meglio gioventù, Abbozzo di una sceneggiatura per un film su San Paolo) sono tra i più aspri, politicamente, di Pasolini, mescolati ai versi friulani e al poemetto in un romanesco reinventato da Giorgio Somalvico, dove diventano versi le parole di Pino Pelosi nella sua folle corsa in automobile dopo avere ucciso Pasolini a Ostia. Una sola voce e un solo corpo, quelli di Fabrizio Gifuni, incarnano ed esprimono il Padre e il Figlio, la vittima e il carnefice in una sfida complessa, stratificata, che obbliga alla ricerca di una continua tensione. Dice Bertolucci: «un monologo si presenta come un appuntamento: tra un attore e il suo talento, tra un regista e un attore, tra la teatralità e l'affabulazione, tra lo spettatore pellegrino e l'eremita in preghiera nella grotta. E il luogo dell'appuntamento è, appunto, la grotta del testo dove trovare un comune riparo alle intemperie e ai disagi del viaggio, ma anche l'unico luogo dove tutti - immobili, in ascolto - paradossalmente viviamo l'esperienza del viaggio» [il manifesto, 5 aprile 2005]. VEDI ANCHE IL COMUNICATO STAMPA IN FORMATO PDF RELATIVO AL PROGETTO |
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