IL CINEMA COME LINGUA SCRITTA
DELLA REALTÀ
di Giuseppe Perico
.
Conclusioni
.
L’idea di questa tesi è
nata scoprendo la ricchezza degli scritti teorici di Pasolini sul cinema.
In queste pagine, che più volte abbiamo sottolineato essere poco
ordinate e complete, si trovano concetti molto profondi, che aprono
la riflessione a più discipline.
Il collegamento che abbiamo
voluto approfondire è stato quello che affianca lo studio di Pasolini
alla fenomenologia. Si è cercato così di vedere le affinità
e differenze delle due impostazioni.
Il lavoro svolto non ha
la pretesa di essere un’analisi completa dell’argomento. Esso nasce dall’osservazione
di alcune possibili vicinanze tra il modo di analizzare la forza del linguaggio
delle immagini di Pasolini e il metodo fenomenologico.
Per poter fare questo confronto
si sono analizzati i concetti semiologici che Pasolini elabora nel suo
studio dell’immagine cinematografica. Si è cercato poi di tenere
presente anche il contesto culturale da cui Pasolini è influenzato
e in cui nascono le sue riflessioni considerando soprattutto le figure
di Christian Metz, Umberto Eco e Siegfried Kracauer. In particolare si
è cercato di analizzare cosa intende il nostro autore con “linguaggio
della realtà” vale a dire il modo di darsi del reale in azioni e
quindi il linguaggio delle immagini del cinema che è lo specchio
che rappresenta le azioni.
Si sono poi confrontate
queste idee sul linguaggio originario e primordiale, con la riflessione
di Husserl e Sartre che a loro volta delimitano il “fenomeno” originario
con cui confrontarsi nel momento in cui si decide di analizzare il darsi
della realtà.
Si è vista così
la diversità di impostazione concettuale tra l’ambito della linguistica
e della semiologia che Pasolini fondamentalmente incarna, e quello della
fenomenologia. Si è in più occasioni verificata l’inconciliabilità
delle due prospettive.
Il nodo centrale su cui
convergono le diverse osservazioni compiute in questo lavoro è la
constatazione che per Pasolini la realtà si mostra per se stessa
senza necessariamente un soggetto che la incarna, mentre per la fenomenologia
questo non può avvenire senza tradire l’idea metodologica fondamentale
di questa prospettiva. Per Husserl il darsi della realtà si incarna
necessariamente in un soggetto che la vive senza il quale non può
essere pensata. Per la fenomenologia analizzare la realtà che si
offre vuol dire perciò analizzare le potenzialità esistenziali
del soggetto. La centralità del soggetto nell’analisi del linguaggio
originario non è invece un tema centrale dello studio di Pasolini.
Nonostante ci siano alcuni elementi di vicinanza tra le due prospettive,
per questa divergenza le due prospettive non possono quindi conciliarsi.
Con questo lavoro si sono approfondite le considerazioni semiologiche sul
cinema di Pier Paolo Pasolini, si è constatata la vastità
dei temi affrontati e la caratteristica dell’approccio poetico e non tecnico
dell’autore.
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* * *
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* * *
NOTE
(1) A
questo proposito si veda Pasolini, 1966a: 198 e 200.
(2)
Si veda il capitolo II
dedicato ai convegni di Pesaro del 1965, 1966 e 1967.
(3)
L’analisi di questo concetto negli scritti di Pasolini è trattata
al cap. III.1.
(4)
A questo proposito si veda il capitolo I.3. dedicato al linguaggio delle
azioni
(5)
Si vedano le critiche mosse a Pasolini da Umberto Eco (Eco, 1967) e Vittorio
Saltini (Saltini, 1967)
(6)
A questo proposito si vedano gli studi di Giuseppe Mosconi in Discorso
e pensiero, Bologna, Il Mulino, 1990.
(7)
La parola, dopo un particolare e personale modo di essere utilizzata, potrà
assumere un’altra sfumatura che ne arricchirà il significato. In
ogni caso esiste un bagaglio di “oggetti” da utilizzare.
(8)
Per l’analisi di questo concetto si veda il capitolo III.1.
(9)
Intorno ai concetti “Unità di prima e seconda articolazione” si
veda il capitolo III.1.
(10)
Parlando dei cinèmi Pasolini sottolinea una differenza che li distingue
dai “fonemi” ossia i segni in cui l’elemento determinante è quello
sonoro. La natura di questi ultimi sarebbe “in noi”, cioè un fatto
soggettivo dovuto alla natura del corpo, mentre quella dei cinèmi
sarebbe indipendente e legata alla realtà esterna.
(11)
Si rimanda per questo problema al capitolo
IV : “Il sordo caos delle cose. La fenomenologia e Pasolini”
(12)
L’unico dato materiale, sono le azioni dei singoli che percepiscono, che
vivono quell’atto. Sono queste che contano, cioè il solo materiale
con cui si ha a che fare ; questo Pasolini non lo sottolinea chiaramente.
La realtà che abbiamo tra le mani sono i singoli vissuti, che nascono
dalle reazioni ai segni o immagini di quello che accade. Esiste il modo
di vivere alcuni segni e tracce dei vari punti di vista delle persone che
hanno assistito alla scena. L’azione è prima di tutto il loro vissuto,
che percepisce qualcosa.
(13)
Una diversa interpretazione che considera i segni solo come parzialmente
arbitrari rispetto al significato che veicolano è descritta in Clarisse
Herrenschmidt, L’invenzione della scrittura, Milano, Jaka Book,
1999 ; e in Carlo Sini, L’origine del significato, Milano, Cuem,
1999
(14)
Pasolini soprattutto nella sua prima produzione propone un cinema esplicitamente
per il “popolo” seguendo l’ispirazione di educazione gramsciana.
(15)
Con montaggio interno si intende la strutturazione all’interno di un’immagine
filmica degli elementi che compongono quella scena, lo studio dei rapporti
e delle posizioni dei personaggi e degli oggetti sulla scena.
(16)
Si confronti il capitolo III.1 dedicato al concetto di “cinèma”
secondo Pasolini.
(17)
Sul funzionamento del ragionamento dell’uomo sotto questa prospettiva si
veda : Mosconi Giuseppe e D’Urso Vittorio, La soluzione dei problemi
Problem solving, Firenze, Giunti, 1973 ; Giuseppe Mosconi, Discorso
e pensiero, Bologna, Il Mulino, 1990.
(18)
Si veda a questo proposito il capitolo III.2. intitolato “La materialità
dell’immagine”.
(19)
Si veda a questo proposito il capitolo dedicato ai rapporti tra Pasolini
e la fenomenologia in particolare al cap.IV.4. intitolato : “Il precategoriale
secondo Husserl”..
(20)
La critica di Vittorio Saltini intorno a questo tema sostiene invece che
Pasolini confonde le immagini con i significati e questi con i referenti
(Saltini, 1966).
(21)
Ai giorni nostri, con l‘avvento delle nuove tecnologie digitali, la caratteristica
della obbligatorietà può essere messa in discussione per
la possibilità di creare immagini totalmente virtuali.
(22)
A questo proposito si veda Pezzella, 1996: 37-54
(23)
Su questo tema si veda: Sini, 1996
(24)
Si vedano i testi di Jean Paul Sartre, L’immaginazione, 1936, e
L’immaginario.
Psicologia fenomenologica dell’immaginazione, 1940
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