Pier Paolo Pasolini
La vita
.
Pasolini ucciso
da due motociclisti?.
di Oriana Fallaci
da "L'Europeo" n. 46
del 14 novembre 1975
.
Esiste un'altra versione
della morte di Pasolini: una versione di cui, probabilmente, la polizia
è già a conoscenza ma di cui non parla per poter condurre
più comodamente le indagini. Essa si basa sulle testimonianze che
hanno da offrire alcuni abitanti o frequentatori delle baracche che sorgono
intorno allo spiazzato dove Pier Paolo Pasolini venne ucciso. In particolare,
si basa su ciò che venne visto e udito per circa mezz'ora da un
romano che si trovava in una di quelle baracche per un convegno amoroso
con una donna che non è sua moglie. Ecco ciò che egli non
dice, almeno per ora, ma che avrebbe da dire.
Pasolini non venne aggredito
e ucciso soltanto da Giuseppe Pelosi, ma da lui e da altri due teppisti,
che sembrano assai conosciuti nel mondo della droga. I due teppisti erano
giunti a bordo di una motocicletta dopo mezzanotte, ed erano entrati insieme
a Pasolini e al Pelosi in una baracca che lo scrittore era solito affittare
per centomila lire ogni volta che vi si recava. Infatti non si tratta di
baracche miserande come appare all'esterno: le assi esterne di legno fasciano
villette vere e proprie, munite all'interno dei normali servizi igienici,
di acqua corrente, a volte ben arredate e perfino con moquette. Le urla
di un alterco violento cominciarono dopo qualche tempo che i quattro si
trovarono dentro la baracca. A gridare: «Porco, brutto porco»
non era Pasolini ma erano i tre ragazzi. A un certo punto la porta della
baracca si spalancò e Pasolini uscì correndo verso la sua
automobile. Riuscì a raggiungerla e si apprestava a salirci quando
i due giovanotti della motocicletta lo agguantarono e lo tirarono fuori.
Pasolini si divincolò e riprese a fuggire. Ma i tre gli furono di
nuovo addosso e continuarono a colpirlo. Stavolta con le tavolette di legno
e anche con le catene. Ciascuno di loro aveva in mano una tavoletta e i
due teppisti più grossi avevano in mano anche le catene. Il testimone
che, terrorizzato, si rifiuta di raccontare la storia alla polizia, dice
anche che, a un certo punto, vide i tre giovanotti in faccia.
Erano circa le una del mattino
e le urla dell'alterco continuarono, udite da tutti, per quasi o circa
mezz'ora. Vide anche che Pasolini cercava di difendersi. Quando Pasolini
si abbatté esanime, i due ragazzi corsero verso la sua automobile,
vi salirono sopra, e passarono due volte sopra il corpo dello scrittore,
mentre Giuseppe Pelosi rimaneva a guardare. Poi i due scesero dall'automobile,
salirono sulla motocicletta, partirono mentre Giuseppe Pelosi gridava:
«Mo' me lasciate solo, mo' me lasciate qui». Continuò
a gridare in quel modo anche dopo che i due si furono allontanati. Allora
si diresse a sua volta verso l'automobile di Pasolini, vi salì e
scappò.
La scena sarebbe stata vista
non soltanto da chi era nelle "baracche" ma anche da una coppia appartata
dentro un'automobile, poco lontano. E tale versione risolverebbe i dubbi
che tutti hanno avanzato fino a oggi sulla possibilità che un uomo
robusto e sportivo come Pasolini potesse essere sopraffatto da una persona
sola, anzi da un ragazzo di diciassette anni, meno forte di lui. E il caso
di sottolineare che in un primo tempo fu detto dalla polizia che nelle
unghie di Pasolini erano stati trovati residui di pelle. Secondo la versione
ora fornita, Pasolini tentò disperatamente di difendersi. Sul volto
e sul corpo di Giuseppe Pelosi non esistono segni di una colluttazione.
Tali segni, o tali graffi, si dovrebbero trovare sul volto o sul corpo
degli altri due teppisti.
Perché il Pelosi non
parla e si assume tutta la responsabilità? È legato anche
lui al mondo della droga? Perché lui stesso ha messo sulla pista
la polizia raccontando di avere perso un anello che nessuno, fino a quel
momento, sapeva che fosse suo? È possibile perdere un anello durante
una colluttazione? Oppure l'anello è stato gettato lì di
proposito, e il Pelosi ha parlato, raccontando tutto, e la polizia non
ce ne dà notizia?
____________________
Da AA.VV., Omicidio nella
persona di Pasolini Pier Paolo, Kaos Edizioni, Milano 1992 (per gentile
concessione dell'Editore)
|
SU
VITA E MORTE
DI
PIER PAOLO PASOLINI
VEDI
ANCHE
Articolo del "Corriere
della Sera" del
3 novembre 1975
|
Un coraggio a metà,
di Carlo Bordini
|
Pasolini ucciso da due
motociclisti, di Oriana Fallaci
|
Un delitto politico,
di Giorgio Galli
|
Pelosi e il fantasma
di Pasolini, di Dacia Maraini
|
Il segno di Rimbaud,
di Angela Molteni
|
In morte di Pasolini,
di Rossana Rossanda
|
. |