Pier Paolo Pasolini
La vita
.
Un delitto politico.
di Giorgio Galli
.,
A molti anni di distanza, all'inizio
del decennio di fine Secolo, nessuno ha osato dire [della morte di Pasolini]
che si trattava di una morte necessaria, come è stato detto di altre analoghe,
per conseguire la grande vittoria del "mondo libero" sul comunismo. Lo
si è invece ricordato con rispetto, anche da parte dei suoi avversari
più accaniti. Una prova ulteriore dell'omologazione che egli deplorava.
Forse, tuttavia, anche il
segno di una rinnovata e non effimera attenzione. il quotidiano che ha
ospitato gli scritti coraggiosi che gli sono costati la vita dedica oggi
a Pasolini intere pagine, e ancora Giovanni Raboni scrive:
«Non è facile, non sarÃ
mai facile sbarazzarsi di Pasolini allontanandolo nell'immagine gloriosa
e inoffensiva del grande poeta o scrittore o cineasta, le cui idee o prese
di posizione in campo morale e politico,"giuste" o "sbagliate" che fossero,
non contavano e - soprattutto - non contano, non ci interessano, non ci
riguardano più [...] La grandezza di Pasolini [...] non è soltanto inseparabile
dall'acutezza, dall'audacia, dalla vitale e "scandalosa" inquietudine delle
sue idee, ma consiste, alla lettera, in esse, e questo spiega perché non
sia entrato in questa sorta di limbo [...] Questo destino che non ha risparmiato,
credo, nessuno dei protagonisti dalla cultura del dopoguerra, da Sartre
a Barthes, non ha nemmeno sfiorato Pasolini.» ("Corriere della sera",
12 gennaio 1992).
E a sua volta "Panorama",
che pure lo aveva ospitato, sottolinea il ruolo di Pasolini quale critico
anticipatore della crisi del nostro sistema politico, intitolando il servizio
"Il gran picconatore" e citando Giuliano Ferrara che «coglie l'occasione
di una delle sue apologie delle esternazioni di Francesco Cossiga, per
sostenere che Pier Paolo Pasolini avrebbe picconato gli stessi bersagli,
se fosse ancora vivo [...] A Pasolini ieri erano riservati i roghi, oggi
gli osanna [...] Uomo di tutti i dolori, di tutte le contraddizioni, da
cui germinò la sua altissima poesia. Altro che imbalsamazioni ove Pasolini
serve a tutto e a tutti. Altro che gara a non potersi non dire pasoliniani.»
(19 gennaio 1992).
Oggi. E ieri, dopo l'assassinio,
l'essenza della sua lezione giungeva persino a un periodico femminile di
intrattenimento quale "Brava!", che riportava La ballata delle madri
(suggerendo di leggere Poesia in forma di rosa) con questo commento
di Rudy Stauder: «Nei giorni della tragedia e delle lacrime ripresi in
mano il libro. Ritrovai intatti gli insegnamenti di vita di Pasolini: il
rifiuto del compromesso. l'amore per le grandi virtù, il coraggio di essere
coerenti, di essere se stessi, anche se diversi dal prototipo sociale.
Questo suo coraggio. questa coerenza, Pasolini li ha pagati con la vita».
Coerenza pagata con la vita.
Coerenza pur contraddittoria, perché amando la madre e non intendendo
le donne, presentava come "servili" e "feroci" le donne-madri, tante volte
ribelli e tante volte sconfitte, dalle maghe e baccanti, come la sua Medea
con la Callas, alle gnostiche, alle streghe. Ma comunque coerenza e rifiuto
del compromesso. E che queste fossero le vere ragioni del delitto era evidente
mentre era appena stato compiuto per fermare, in un momento cruciale, una
lezione che - come ricorda Raboni - sarebbe sopravvissuta al tempo.
Delitto, dunque, sostanzialmente
politico, anche se non voluto sino alle estreme conseguenze. Delitto che
non si spiega se non nel clima politico dell'autunno 1975. La Dc era stata
sconfitta due volte, nel 1974 (referendum sul divorzio) e pochi mesi prima,
nelle elezioni del 15 giugno. Si sentiva "assediata", come ebbe a scrivere
uno dei suoi leader, già segretario e poi presidente del partito, Flaminio
Piccoli.
Il primo maggio i vietnamiti
di Ho Chi Minh conquistavano Saigon, gli americani sgomberavano il Vietnam,
si sentivano dirigenti democristiani paragonare alle "macchie di leopardo"
(la zona dove si era insediata la guerriglia in Vietnam) le nuove amministrazioni
di sinistra che si insediavano un po' ovunque in Italia, accerchiando il
potere della Dc. In questo clima matura la decisione di dare un colpo d'avvertimento,
di tacitare, con l'agguato e col discredito, la voce di chi chiedeva di
processare la Dc dalle colonne del maggior quotidiano italiano. Oggi questo
clima è remotissimo. [...] Ma poiché la Dc appariva assediata si volle
aprire una breccia nell'assedio facendo tacere una delle voci più forti
dei supposti assedianti.
Appunto perché oggi questo
clima è lontano, perché il sistema mondiale comunista è crollato, il
Pci si è scisso, vi è chi sostiene che sia stata positiva la permanenza
al governo della Dc, che l'Italia ha evitato così rischi peggiori: ma
anche allora persino "L'Europeo" escludeva che si trattasse di un "delitto
politico". Invece di questo precisamente si è trattato. Il poeta lo ha
reso possibile con una abitudine di vita che si è tradotta in una sorta
di vocazione al sacrificio. Ma altri (e come si è detto non vi è che
l'imbarazzo della scelta, tra servizi deviati e malavita organizzata, che
due anni dopo avrebbero svolto un ruolo tuttora non chiarito nel sequestro
e nell'omicidio di Aldo Moro) hanno sfruttato quell'abitudine e quella
vocazione per predisporre un agguato poi risultato mortale, probabilmente
al di là delle intenzioni. Gli [...] atti istruttori e processuali forniscono
tutti gli elementi utili a corroborare questa tesi. Essi completano la
biografia di Pier Paolo Pasolini, e sono una ulteriore spiegazione del
perché il suo messaggio permane.
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Dalla Prefazione di Giorgio
Galli al volume AA. VV. Omicidio nella persona di Pasolini Pier Paolo,
Kaos Edizioni, Milano 1992 (per gentile concessione dell'Editore)
.
L'intervento integrale di
Giorgio Galli
è riportato nella sezione
Processi.
Si tratta di una testimonianza
rilevante anche per la
panoramica che fornisce,
sia
pure sinteticamente, sulla
situazione sociopolitica italiana negli anni Settanta
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SU
VITA E MORTE
DI
PIER PAOLO PASOLINI
VEDI
ANCHE
Articolo del "Corriere
della Sera" del
3 novembre 1975
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Un coraggio a metà ,
di Carlo Bordini
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Pasolini ucciso da due
motociclisti, di Oriana Fallaci
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Un delitto politico,
di Giorgio Galli
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Pelosi e il fantasma
di Pasolini, di Dacia Maraini
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Il segno di Rimbaud,
di Angela Molteni
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In morte di Pasolini,
di Rossana Rossanda
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